Il Vava: «I miei video, delle pillole di felicità»

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Alla serata di beneficenza per Jenni Cerea c’è anche il Vava: il fenomeno del web che ha contagiato non solo Bergamo ma tutta l’Italia con le sue canzoni e con i suoi doppiaggi in dialetto bergamasco che vanno dalla Peppa Pig ai film di Hollywood.

I suoi video sono cliccati da migliaia di persone, le sue canzoni sono cantate da tutti, i suoi sketch si moltiplicano giorno dopo giorno sui social e fanno morir dal ridere ogni avventore. Insomma, il Vava è un concentrato di “scemenza” e creatività al servizio del web e, qui a Bergamo, ce lo teniamo stretto.

Ci facciamo quattro chiacchiere.

Daniele Vavassori in arte “Vava”, ormai diventato un fenomeno del web e non solo. Come è cominciato tutto?
È cominciato in una notte tempestosa… Scherzo!
È cominciato tutto per il puro divertimento di provare a mettere le voci del nostro territorio su cose che col nostro territorio non c’entrano niente. Cosa c’entrerà il film di Hollywood col bergamasco? Però vedere attori famosi che parlano la nostra lingua poteva essere un esperimento interessante. Un esperimento che era già stato fatto con altri dialetti tra l’altro.
Da lì poi ho cominciato con le canzoni, anche se in realtà la musica per me viene ancora prima del doppiaggio.

Recentemente hai scritto e caricato su Youtube Coi mé amìs a stò bé (Con i miei amici sto bene), una bellissima canzone, un bellissimo inno all’amicizia che è stato apprezzato dai tuoi fans.
Mi fa piacere che tu lo dica perché è una canzone che, rispetto alle altre, è un gradino sopra come tema trattato e anche come musica. Ho voluto coinvolgere davvero i miei amici di sempre per creare questo tributo all’amicizia ma a modo mio.

Quanto di Daniele Vavassori ex cantante swing c’è nel Vava e perché non hai intrapreso quel tipo di carriera?
Una sacco! Direi tutto perché, anche nei pezzi pop come quello che abbiamo citato prima, la mia vena di cantante swing c’è sempre. Non possiamo porre dei paletti, non puoi escludere una parte di te che per forza si mischia in ogni esperienza.
Ho fatto un solo disco swing, un po’ per togliermi un sassolino dalla scarpa. In realtà io vengo da un background un po’ diverso che è quello della musica rock-leggera anche perché quando hai 20-25 anni e suoni in una band è più facile portare in giro per locali un progetto rock che non Massimo Ranieri (con tutto il rispetto per Ranieri che ha le palle quadrate!).
Più in generale devo dire che a me piacciono le cose che mi emozionano e propongo quelle. Non mi piace rinchiudermi e ingabbiarmi in una definizione o in un genere e penso che questo si veda anche in quello che faccio e, a mio modo di vedere, quello che faccio è apprezzato proprio per questo. Io non sono uno di quelli che farebbe per tutta la vita una cosa sola.

Parlavi poc’anzi della gente che ti apprezza. Qual’è il tuo rapporto coi fans e, più in generale, con il web?
È un bel rapporto. Il web riesce a dare il giusto spazio a quello che faccio: si parte da un video che magari diventa “virale” e questo ti porta a conoscere persone che ti scrivono o che incontri in giro.
È bello però condividere un po’ di scemenza e sapere che, a volte, questa scemenza è apprezzata. In tanti mi scrivono e ho l’impressione che i miei video diventino quasi delle pillole di felicità per le persone che tornano a casa la sera dal lavoro e si mettono lì a ridere per 5-10 minuti.
Quando mi arrivano questi feedback sono contento perché da un lato io mi diverto a fare questi video, dall’altro mi rendo anche conto che hanno un effetto decisamente positivo sulla gente.

Un feedback che forse arriva in modo più diretto ai tuoi concerti dove non c’è di mezzo un computer ma è un’interazione diretta.
Assolutamente. C’è però anche l’altra faccia della medaglia: a un concerto devi saper soddisfare il pubblico che viene a vederti; un conto è guardare le cose a casa dal computer, un altro è andare a vedere uno spettacolo. Entra più in gioco la carta musicale sicuramente.

Girava la voce che ti avessero chiamato a C’è posta per te. È vero?
È vero, sì. Però bisogna spiegare: quando questi (della televisione) ti chiamano, lo fanno solo perché magari i tuoi video hanno avuto tante visualizzazioni ma non gliene frega niente di quello che tu fai. Se io devo fare il cretino lo faccio come dico io!
Va bene farsi vedere e mettersi in mostra però bisogna rispettare l’identità di chi ci va in televisione. Poi io sono un po’ un cavallo pazzo, questo è vero. Non riuscirei mai a stare nei ranghi del “tu fai questo, tu fai quest’altro”.

A questo punto ti chiedo: quanto si è spostata la musica dal “farsi la gavetta nei locali” al “girare un video e caricarlo su internet”?
Un casino! È chiaro che è su internet che nascono la maggior parte dei fenomeni oggigiorno per poi essere agguantati dai classici “gatto e volpe” di turno. Ma va benissimo, c’è tanta gente che ha belle cose da dire e con il web può farlo. Un tempo ti facevi la tua demo ma chi te la ascoltava? Adesso la carichi su internet e magari te la ascoltano in dieci, magari in cento, magari in mille persone.
Guarda quel pistola del Gangnam Style, non penso che avesse avuto chissà quale background discografico: 20 anni fa sarebbe passato inosservato, per esempio. Poi, può piacere o meno e allora c’è da affidarsi all’intelligenza di ognuno. Però, con l’avvento del web, i filtri sono spariti e uno accende il computer e guarda quello che gli pare.

Per chiudere: un saluto ai lettori del nostro magazine.
Ciao magazine MW! Avete fatto un logo fighissimo che approvo alla grande con il mio passato e anche presente da grafico. Ciao!

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