Teleindipendenti, Fight For Your Right (To Switch Off The Tv)

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Accendere la scintilla che spinga a guardarsi intorno e a prendere una diversa consapevolezza, ma senza mettersi in cattedra per una lezioncina morale o istigando alla rivoluzione. Il trio formato da Alberto Averoldi alla chitarra e al microfono, Emanuele Agosti al basso e Fabio Fracassi alla batteria, non ha obiettivi irrealizzabili: “Teleindipendenti è un gioco di parole, che suggerisce il nostro tentativo di staccarsi da quella che pensiamo sia l’origine di una sonnolenza generale. La televisione, insieme agli altri mezzi di comunicazione, ha rivestito negli ultimi quarant’anni un ruolo fondamentale nel creare il contesto che ci circonda. Con le nostre canzoni vogliamo semplicemente provare a cambiare un po’ le cose; ci basta che qualcuno si soffermi sui testi, ci pensi sopra e riesca a capirli. Cerchiamo di affrontare tematiche nuove, soprattutto per quanto riguarda la musica italiana. È tutto molto provocatorio, ma è anche un’autocritica, perché ci siamo dentro tutti.”

Biografia del Biorock
Dieci anni fa termina l’esperienza nella cover band Kollasso di Alberto Averoldi e Fabio Fracassi. Segue un periodo nel quale i due si perdono di vista; solo nel 2007 si rincontrano, decidendo di provare un duo voce-chitarra e batteria. Le canzoni che Averoldi aveva composto e messo da parte negli anni precedenti conducono, dopo alcuni live, alla registrazione del primo demo. La mancanza del basso però si fa sentire, inizia così una serie di provini che si conclude con l’arrivo di Emanuele Agosti, musicista tuttora attivo in diverse realtà, che chiude il cerchio e completa la formazione attuale. L’unione dei tre crea un legame che segue la scia di correnti diverse, caratterizzato da distorsioni pesanti e ritmiche taglienti: “Abbiamo scelto di presentarci come gruppo biorock, termine coniato da noi per evidenziare la nostra estraneità alle etichette classiche. Vorremmo essere una voce fuori dal coro, anche dal punto di vista del genere. Ci piace descrivere la nostra musica come un ritorno alle “origini”: qualcosa di molto schietto e diretto. Nemmeno noi sapremmo realmente collegarci a una categoria: conta solo poter realizzare al meglio quello che abbiamo in mente dal punto di vista musicale, riuscire a rappresentare le nostre idee”.

La società e l’autostrada
Trovata la giusta intesa, i Teleindipendenti incidono A4, il loro primo ep, uscito nell’estate del 2013: “L’idea per A4 mi è venuta in occasione di una vacanza in Sardegna. Il confronto tra uno dei posti più belli del mondo e la nostra zona mi ha fatto riflettere”, racconta Averoldi. “L’autostrada è in fondo la spina dorsale della società in cui viviamo, il consumo, la produzione, il lavoro, sono tutti aspetti fondamentali che le ruotano attorno. La A4 arriva così in qualche modo a simboleggiare la comunicazione incanalata, in particolare nella maniera di influenzare la gente e il suo stile di vita”.
A4 è diviso in due sezioni: la prima parte è composta da cinque tracce elettriche, la seconda da tre in acustico. Due pezzi, Faraone e Le mosche, sono presenti in entrambe; la versione acustica non si limita a ripresentare dei semplici riadattamenti, ma consiste in uno stravolgimento significativo dei brani. Le canzoni puntano chiaramente a veicolare un messaggio forte, ma non per questo trascurano la componente strumentale. “A4 è stato il primo prodotto del nostro incontro. Volevamo registrare solamente una preproduzione nella sala prove di Emanuele; dato che il lavoro stava riuscendo molto bene abbiamo invece deciso di tenerlo, facendolo mixare successivamente dall’Omicron Studio di Capriolo (BS), e il risultato è stato molto soddisfacente. Le registrazioni hanno richiesto più tempo del previsto, perché una volta concluse quelle in elettrico, abbiamo pensato che valeva la pena di inserire anche alcuni dei brani in acustico, che eseguiamo qualche volta nei locali. Non rispecchia alla perfezione quello che avevamo realmente in testa, ad esempio Emanuele ha dovuto produrre le linee di basso dal nulla ma basandosi sul materiale già esistente. Il prossimo progetto esprimerà sicuramente molto meglio quello che può essere la nostra personalità”.

Le mosche: fate il vostro gioco
Dall’ep è stato tratto il video Le mosche, presentato il 13 dicembre 2013, dove i Teleindipendenti trasferiscono per la prima vota le loro idee sullo schermo: “Le mosche rappresenta metaforicamente la società come se fosse un Monopoli, dove tutto si compra e si vende. Mentre dei loschi figuri con visi da maiale spartiscono il bottino, si accordano o litigano intorno al tavolo, noi suoniamo nella prigione –che poi è una delle caselle–, subendo le conseguenze dei loro giochi di potere. Mentre loro però finiscono per distruggersi a vicenda, noi riusciamo a rimanere uniti, un trionfo dell’amicizia a base di pasta e vino”.
Il video è stato girato gratuitamente dal regista professionista Matteo Bambini, che entusiasta del lavoro del gruppo, si è offerto di filmare anche il prossimo clip della band, Oh Yeah, probabilmente affiancato dall’uscita del primo album vero e proprio, ormai vicina. 

Usciti dal casello, arriva il nuovo lp
Già in stato di lavorazione avanzata, l’lp è previsto per aprile 2014. Vedrà nuovi brani con arrangiamenti maggiormente curati, costruiti stavolta fin dall’inizio combinando lo stile dei tre Teleindipendenti. Un album che promette di esprimere al meglio le reali potenzialità della band, già attiva nei preparativi per andare in studio di registrazione. “Il nuovo disco avrà delle sonorità molto più grunge, sporche. Probabilmente affronteremo una preproduzione nella nostra sala prove, dove tutto il disco verrà inizialmente registrato e mixato da noi. Questo ci consentirà di effettuare un migliore studio sui pezzi e sulla metodologia di registrazione, per riuscire a comprendere con precisione cosa vogliamo ottenere dal punto di vista artistico e sonoro, scontrandoci con il giusto anticipo con le eventuali difficoltà tecniche. Anticipiamo questo lavoro che altre band fanno direttamente in studio per minimizzare al massimo i tempi, contiamo infatti di completare tutte le registrazioni in tre giorni”.
I pezzi, che la band sta già portando sui palchi e mi ha fatto ascoltare in sala prove appena dopo la nostra intervista, continueranno con la solita critica al vetriolo della società, spostando occasionalmente l’attenzione ai nuovi mezzi di comunicazione: “Parleremo di striscio dei social network, dei rapporti che sono cambiati fra le persone a causa loro. La rete ha preso lo spazio della televisione, ma non è molto diversa: ha lo stesso linguaggio, gli stessi contenuti e gli stessi obiettivi. Per quanto si difenda la libertà del web, c’è sempre dietro il pensiero di qualcuno. Ovviamente Facebook l’abbiamo anche noi; Internet offre per una band la possibilità di arrivare alla gente e di farsi conoscere, quindi per forza di cose finiamo per farne parte, del resto non ha senso fare gli eremiti nella metropoli. La libertà della rete forse sta nello scegliere bene le informazioni che cerchi, però devi avere le idee davvero chiare.”

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