A Softer Skin, il secondo EP di The Heart & The Void

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A Softer Skin, secondo EP di The Heart & The Void: sei nuove canzoni  scritte sulla pelle, su una pelle ancora più morbida.

Il 3 dicembre è uscito il secondo EP di The Heart & The Void, progetto solista del giovane cagliaritano Enrico Spanu, per l’etichetta Sangue Disken. Partorito a poco più di un anno di distanza dal primo lavoro, Like a Dancer, il secondogenito A Softer Skin raccoglie pezzi nati per sbaglio, da un giro di chitarra quasi improvvisato, come la title track e brani la cui gestazione risale ad anni addietro. È stato registrato a Milano in una full immersion di pochi giorni, grazie al fondamentale contributo di Federico Bortoletto del Blend Noise Recording Studio, di Giulia Biggio e dell’associazione Le Officine. Il mastering è stato affidato a Nick Petersen.

Sei nuove canzoni scritte sulla pelle, su una pelle ancora più morbida, il cui fluire ha la stessa levità della pennellata dell’acquarello scelto come copertina. Un fluire spontaneo, dal quale traspare la sincerità gioiosa e a tratti naif delle ballate folk, di quei ritmi che richiamano essenzialità e semplicità di temi e contenuti, la cui espressione non poteva che prediligere, ancora una volta, la limpida musicalità dell’inglese. Si parla di vita, relazioni, ma soprattutto amore, in ogni sua sfaccettatura, da quello ancora bruciante a quello finito, da quello non corrisposto a quello filiale, stillando gocce di malinconia addolcite dalla leggerezza tipicamente pop di un sound che si fa ascoltare con piacere.

Scivoliamo da una traccia all’altra, senza troppe pretese né aspettative, assaporando sapori freschi, agrumati, passando dalla delicatezza evocativa di brani come Girl From The City By The Sea, in cui la voce di Enrico si accompagna a quella della compagna di vita Giulia, in un racconto a ritroso nel tempo, avvolti da impressioni rarefatte, all’innocenza di Love Her Like The Morning fino alla nostalgia dolce amara di This Thunder, stemperata dalla ritrovata seconda voce femminile. The Same Mistake, brano di apertura, si fa apprezzare per il convincente fingerpicking e il ritmo incalzante. Con Down To The Ground, pezzo in elettrico, abbandoniamo con piglio deciso le atmosfere sognanti. È solo temporaneo. L’ultima traccia, A Softer Skin, ci riconduce sul soffice sentiero dei sentimenti. Intimo saluto di sola voce e chitarra, una chitarra che fin dalla prima traccia diviene protagonista multiforme delle storie raccontate.

Chi rifugge da voci sottili e ballate asciutte, o non sente il bisogno di nuovi cantastorie con la chitarra al collo potrà passare oltre. I nostalgici e romantici potranno dargli una chance. Poco più di venti minuti è la durata di questo EP, giusto il tempo di concedersi una pausa, tra un arpeggio malinconico e gradevoli echi acustici.

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