Riccardo Sinigallia: atmosfere crepuscolari, con la voglia di rinascita, di una rigenerazione

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Parafrasando una frase sul cinema di un film di Bertolucci posso dire che valga la stessa cosa per la musica, per i concerti.
Malati di musica, insaziabili, in prima fila, per poter essere i primi a riceverle, quelle note, respirando la stessa atmosfera dei musicisti, assaporando ogni ammiccamento, gli sguardi di intesa, sbuffi e smorfie. Abbeverarci per primi a quella sorgente, ancora incontaminata, prima che scorra via, fila dopo fila, spettatore dopo spettatore.

Gambe intrecciate, raccolta tra me e me, aspetto l’inizio del concerto. Un brusio di sottofondo accoglie le poche parole di presentazione “La prima volta che Riccardo suonò alla Latteria era il 29 settembre 2007, quando la Latteria è nata, quindi è nata con lui…” e finalmente Riccardo Sinigallia scivola sul palco, salutando il pubblico con sincero affetto. La sua figura asciutta si perde in jeans chiari e maglione scuro mentre, chitarra al collo, dà inizio al concerto.

Il primo pezzo è E invece io, tormentata e nostalgica, amara pur nella delicatezza con la quale atmosfere elettroniche prendono per mano quelle acustiche in un viaggio a ritroso in ricordi sussurrati, evocati “a Marechiaro gli stranieri facevano il bagno, io fatico a lasciare l’inverno…”.
Lo sguardo verso il passato prosegue con Che non è più come prima, in un intreccio di riflessioni musicali “che d’altronde pretendevo che ogni mia canzone fosse esattamente uguale a come me la immaginavo, […] che passavo le ore sulle stesse sedici misure” e incomprensioni personali “che non è più come prima tra noi, papà”.
Garbatamente schivo, Riccardo ringrazia Brescia, con quella “e” aperta, romana e la ricorda come una seconda casa, un luogo in cui ritorna con piacere, così diversa dal caos della sua città.
Sorride, visibilmente emozionato, per poi perdersi sulle note di “Io e Franchino”. Sono parole sussurrate, intime, di un’amicizia che parla di fantasmi del passato, accolti nel proprio bagaglio di vita con matura consapevolezza e con la serenità di chi, forse, ha saputo perdonarsi “chi mai potrà perdonarci dovrà cominciare da sé”. Continua con i brani tratti dal suo ultimo lavoro Per tutti (2014), che non è certo una compilation o un jingle, da Le ragioni personali, che ci scivola accanto a Per tutti, passando per il motivo sanremese che scricchiola tra i denti di Prima di andare via, che anima il pubblico.
Le vene del collo turgide mentre graffia la chitarra sulle note di vecchi successi fino a regalarci i ricordi di quegli attimi che, un po’ tutti, abbiamo vissuto “mi hanno detto dei tuoi viaggi, mi hanno detto che stai male, che sei diventata pazza, ma io so che sei normale…”, racconti nostalgici di frasi aggiunte con caparbia bonaccia.
Seguono altri brani, a ritroso nel tempo, fino alla Buonanotte, dopo due ore di concerto, accomiatandosi e forse salutando, almeno per questa notte,“i mostri che hai dentro”.

Riccardo Sinigallia - Music Wall Magazine

Riccardo Sinigallia – Music Wall Magazine

Impressioni di un artista poliedrico, complesso nella sincerità che ritrovo nelle sue parole.

Per tutti è un album con cui Riccardo ci parla di sé, intagliando atmosfere crepuscolari, limandole con la voglia, nonostante il maturo disincanto, di una rinascita, di una rigenerazione. Speriamo che lo sia.

E come sempre un ringraziamento speciale ad Alberto Belgesto e a tutto lo staff della Latteria, per la loro infaticabile e ostinata mungitura delle idee, e di buona musica.

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