Red Fang @ Circolo Magnolia (MI) 28-07-14

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Lo spettacolo inizia potente, senza presentazione e senza fronzoli, i quattro ragazzi di Portland sono tornati sul palco Milanese, maturi e con alle spalle tre dischi, l’ultimo dei quali li ha fatti firmare con una Major e abbandonare definitivamente il ruolo di “gruppo spalla”.

Dirt Wizard è la canzone di apertura, cantata dal chitarrista Bryan Giles, seguita dal brano punk metal Sharks. Il pubblico reagisce subito alla scarica di adrenalina dei riff di chitarra, creando un’ottima sintonia tra i movimenti del corpo con la sonorità stoner rock dei Red Fang.
Non ci vuole molto prima che il concerto si trasformi in una vera performance musicale: grazie al clima poco favorevole, piovoso e caldo, e a Number 13 canzone dalle reminiscenze blues, che lascia spazio alle capacità canore di Aaron Beam, bassista e voce del gruppo, ci si immerge completamente in un’ atmosfera buia e paludosa, dall’aria pesante.
I Red Fang hanno scelto le perle del loro repertorio, non privilegiando nessuno dei dischi pubblicati. Il loro suono inconfondibile, creato grazie a strumenti vintage e al forte utilizzo di Big Muff e Fuzzer, accompagna la serata che volge sempre al meglio, grazie anche al mixerista che riesce a sistemare l’impianto che inizialmente impastava e ovattava il suono.

Verso metà concerto c’è spazio anche per una piccola chicca The Shadows, seconda traccia dello speciale 7 pollici che accompagna il Situation: Awesome! tour, non ancora presente all’interno di un album completo, ma messo a disposizione da poco tempo su SoundCloud.
Stiamo toccando le ore piccole ma la band ha ancora molto da dire, incitano il pubblico a urlare con lei. I Red Fang stupiscono tutti eseguendo al meglio tre tra i loro brani più conosciuti, In To The Eye, Blood Like Cream e Wires, suonate alla perfezione grazie al batterista John Sherman e alle preziose trovate del chitarrista solista David Sullivan, parte portante che dà quel tocco rock psichedelico diventato il marchio di fabbrica del gruppo.
Un momento di pausa, giusto il tempo di prendere da bere, ed ecco che rientrano con No Hope e la tanto aspettata Prehistoric Dog suonata a tutto volume e cantata all’unisono con il pubblico, un’esplosione rock, un finale che tutti si aspettavano ma che tutti volevano.

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