Rachele Bastreghi racconta come inizia il Marie tour

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Prende il via il 29 aprile alla Latteria Molloy di Brescia il Marie tour di Rachele Bastreghi, anima femminile dei Baustelle e icona tra le più riconosciute e ammalianti della scena pop-rock italiana. Ce lo siamo fatti raccontare.

Nei mesi di maggio e giugno Rachele Bastreghi, affermata musicista della scena pop-rock italiana, percorrerà le maggiori città della penisola presentando il suo primo lavoro solista Marie pubblicato lo scorso gennaio.

Un album che stimola il ricordo e l’immaginazione, come fosse la colonna sonora di un film francese degli anni ’70 ambientato nelle movimentate e ammalianti notti della Parigi di Serge Gainsbourg. La voce intensa e malinconica di Rachele racconta, citando il testo del singolo Mon petit ami du passé, di quell’amore che “viene e va nelle strade che attraversano cieli e vanità”, dei ricordi delle follie fatte per amore e delle “notti che accarezzano carne e umanità”. Sul palco con lei Giovanni Ferrario (che del disco è anche produttore artistico), Marco Carusino alle chitarre, Davide Fronterrè al basso e Alessandro Deidda alla batteria.

Ecco il suo racconto prima di partire per questo nuovo viaggio, con le valige ancora in mano.
È tardo pomeriggio di lunedì quando arrivo alla Latteria Molloy di Brescia, locale in cui Rachele Bastreghi inaugurerà il Marie Tour. Faccio ordine tra le idee mentre cammino verso le porte d’ingresso e già la musica arriva. Il locale è vuoto, ma pieno di lei. È nata per fare questo.
Band e fonico stanno mettendo a punto gli ultimi dettagli del live e Rachele attenta al suo lavoro, si muove e canta con pervadente presenza.
Come le piace indicarmi: lei si racconta con quello che fa, con la sua musica, la sua voce e le sue canzoni più che a parole.
La gioia di cominciare una nuova esperienza unita alla sottile agitazione che ancora sale nelle ossa prima dei concerti anche dopo lunga esperienza si avverte nei suoi racconti, narrati in un fantastico accento toscano.

Brescia, data zero. E poi seguirà una bella serie di appuntamenti che porteranno te e la band nelle grandi città italiane con un live che state preparando molto accuratamente. Come ti senti e cosa ti aspetti da questo tour?
Per questo progetto ho voluto tornare alle origini rifare i locali e i club: un po’ di rock, un po’ di casino. Niente ear monitor, ma spie.
Il concerto preparato, come avrai visto, è molto chitarristico. Però siamo stati attenti a non perdere quelle sfumature e quelle dinamiche che sono proprie della mia scrittura, che nasce al pianoforte. Per scelta non usiamo basi, ho però costretto il chitarrista, che poi è anche il produttore (Giovanni Ferrario), a usare la tastiera per mantenere i suoni di mellotron e di archi che sono così importanti e danno molte sfumature alle canzoni che ci sono nel disco. Ok rock…però…

Marie è un disco che volutamente si rifà agli anni ’70, negli arrangiamenti, nelle sonorità. È un disco in cui la tua voce profonda, intensa e anche malinconica si accompagna a più eterei cori alla Morricone. Mi ha fatto venire in mente i film dell’epoca. Come vivi questo tipo di musica?
Sicuramente Marie è come una colonna sonora.
In questo caso sono stata un indirizzata verso gli anni ’70 perché tutto è nato dalla fiction ambientata in quel periodo. Per cui la musica doveva avere delle caratteristiche e parlare delle pene d’amore. Così mi sono ispirata a Gainsbourg. E poi mi è piaciuto il gioco.
Mi piace proprio il mix di richiami sinfonici, di cori morriconiani, uniti con una bella matassa di intrecci e di potenza sonora, di chitarre e melodie che si rincorrono.
Da quando sono entrata nei Baustelle sono entrata in questo mondo da colonna sonora anni ’60 anni ’70. Prima ero un po’ più Nirvana, ascoltavo molto i Doors. Dico sempre che entrare nei Baustelle mi abbia aiutato a conoscermi. Sì perché tante cose le ho incontrate quando ho incontrato loro e ho capito che erano quelle le cose che mi rappresentavano.
Io sono come dici tu, io sono sì sensibile, sono sì malinconica, a volte sono triste, e a volte sono incazzosa…sono cioè un’insieme di cose.

Quando si entra in studio, quando si inizia a costruire un live con nuovi musicisti e produttori si scoprono degli aspetti nuovi di sé e del proprio modo di fare musica. Com’è stato lavorare con questa squadra?
Tutto è stato molto fluido. Appena ho iniziato a lavorare a questo progetto mi è venuto in mente Giovanni Ferrario. L’ho conosciuto due anni fa: lui suonava nella band di Vasco Brondi e io ero ospite a loro concerto a Verona. Io lo conoscevo di fama diciamo. Lui suonava con Pj Harvey quindi insomma avevo un po’ di invidia, perché lei mi piace un casino (dice sorridendo). C’eravamo piaciuti e mi sono detta “chissà magari lavoreremo insieme”. Così quando ho iniziato a lavorare a questo progetto ho detto: “chiamo Giovanni”. Mi sembrava proprio adatto anche nello stile. Lui ha accettato e abbiamo iniziato a lavorare. Gli ho mandato il materiale e lui mi ha dato dei consigli. È stato prezioso da tutti i punti di vista. Ci siamo appoggiati, lo dico sempre, anche psicologicamente, perché io sono abituata a lavorare in gruppo. Bene o male sono quindici anni che lavoro con Claudio e Francesco, il mio direttore artistico.
Lavorare da sola è stato bellissimo e ho anche avuto dei momenti di sconforto e mi piaceva che Giovanni mi desse consigli e idee. Io mi dilungo anche musicalmente, mi piacciono le cose strumentali, invece a volte ci vuole un po’ più rigore.

Ma a volte è così. Prendi una parte di canzone da una parte una parte dall’altra e scopri che insieme stanno bene.
Qualcosa è successo anche in questo disco. C’è un pezzo in cui ho preso la strofa di un brano e il ritornello di un’altra. Magari sono lì da mesi, ma non trovi la conclusione. Poi ti svegli e dici, quasi quasi quei due pezzi provo a metterli insieme e tutto fila liscio.

Prosegue allora a presentare la sua squadra
Da anni lavoro insieme a Marco Tagliola per i Baustelle. Tramite Giovanni sono giunti i musicisti, suonavano tutti con Morgan, quindi si conoscevano ed erano già una bella band affiatata e così è stato molto facile. A tutti è piaciuto il progetto: lo vedono come una cosa nuova e questo mi fa piacere. Ci siamo trovati benissimo e con ciascuno di loro è nata subito una bella affinità musicale, creativa, artistica e umana.
Sono abbastanza fissata quando scrivo, ma hanno avuto la libertà di mettere ognuno il proprio lavoro e la propria esperienza in questo progetto. Deve essere un gruppo che suona, non un gruppo che rifà le mie canzoni. Deve essere una vera band che suona sul palco.

Il disco è stato registrato in diretta? C’è molta attenzione al suono.
Essì, visto che si rifaceva agli anni ’70 l’abbiamo fatto in diretta, con alcune sovra incisioni. A Milano, nello studio di Mauro Pagani. È stato fatto in pochissimo tempo. In tre mesi abbiamo fatto tutto praticamente.
Di Folle tempesta è stata messa anche la traccia strumentale, proprio per fare sentire il lavoro accurato sul suono. Il ricordo di una colonna sonora.

Questi arrangiamenti mi portano alla mente le atmosfere dei Blonde Redhead, che personalmente adoro.
Li adoro. Li ho visti tante volte in questi mesi. Gli ho dato anche l’Lp però non so cosa ne pensino. Li seguo da anni e nella scrittura ci sono delle cose che non è che le cerco apposta però vado a finire lì è una cosa naturale: Morricone, Blonde Redhead. Un mix…. Morricone con la distorsione dei Blonde Redhead …con la voce un po’ italiana alla Milva.
Quando esce questa intervista? Prima del concerto? Allora non diciamo niente. Niente anticipazioni di quello che farò al concerto
(ridendo… e noi scopriremo presto nei suoi live a cosa stava pensando).

Questo è un po’ un album dell’amore perduto è un tema classico nella musica, ma a mio avviso anche difficile proprio perché spesso utilizzato.
È un tema stra-utilizzato. E non sembra che io sia una che parli d’amore. In realtà poi, guidata all’inizio dalla canzone che ha dato il la a tutto, probabilmente ho fatto nascere un po’ un concept album e ho ritrovato le cover che cantassero dello stesso tema. Ho detto: trattiamo di Marie che è un po’ incasinata e che ha avuto le sue magagne d’amore. Si vede che ne avevo voglia.
È la prima volta che scrivo dei testi. Probabilmente ho degli arretrati negli anni, non avendo mai scritto altri testi ora butti fuori tutto.
Poi non è solo amore, parlo degli stati d’animo, di come ti senti davanti a delle cose, in questo caso davanti a una perdita.

Io ho letto in questi testi anche l’amore rivolto verso di sé non per forza verso altri
Nel Il ritorno sì. Ho pensato dopo a questa cosa: alla fine è capire quanto sia importante voler bene, volersi bene.

Si tiene ai propri brani allo stesso modo quando li scrivi
Io no, io ho le mie preferenze

E c’è qualche canzone che ti rappresenta di più in questo momento?
In questo momento sto pensando a quella che preferisco fare live! È la cover perché viene meglio. Quella di Patty Pravo (All’inferno insieme a te) ad esempio, ma mi piace molto anche Folle tempesta, perché è stata faticosa da finire. Nella composizione mi ero bloccata. E per quindici giorni sono stata lì, non riuscivo a trovare quella che poi è diventata la parte in francese: una specie di monologo, botta e risposta, in cui parli a qualcuno, ma anche a te stessa.

Vuoi dirmi qualcosa di ricorrente che fai o pensi per la musica?
Qualcosa di ricorrente che faccio per la musica è farla o pensare di doverla fare. Vorrei dedicare ancora più tempo. Penso sempre: potrei fare di più.

Un consiglio per i musicisti e cantautori
Tu cosa gli diresti? Io non so cosa gli direi perché è un mondo difficile. Penso che anche io avrei bisogno di consigli da parte di qualcuno. L’unica cosa che posso dire è di cercare la propria voce, non imitare, ricercare, studiare (non il solfeggio) e cercare per poter rappresentare sé stessa. L’unica cosa è questa, poi ci vuole tanto culo. Sì.

Grazie Rachele, tanti auguri per la tua avventura. Noi ti godiamo live!

  • 29 aprile – Brescia – Latteria Molloy
    7 maggio – Torino – Cap 10100
    9 maggio – Bologna – Locomotiv
    10 maggio – Firenze – Viper Theatre
    14 maggio – Roma – Teatro Quirinetta
    7 giugno – Milano – Miami
  • Firenze: ticketone – boxoffice
    Roma: ticketone – vivaticket
    Torino: ticketone – piemonte ticket
    Bologna: vivaticket
  • Tutti gli aggiornamenti sono disponibili sulla pagina facebook ufficiale dell’artista al link https://www.facebook.com/rachelebastreghi

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