“Qui Ed Ora”, il nuovo disco di Paletti

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“Qui Ed Ora” è il terzo album del cantautore e compositore bresciano Pietro Paletti. La natura eclettica della musica di Paletti rende obsoleto l’immaginario del cantautore e lo ripropone in una veste nuova ed elettronica.

E’ un tipo di cantautorato che prende le vie di nuovi linguaggi per parlare di ciò che coinvolge l’autore sia esternamente sia nelle trame di pensieri privati. Musicalmente come detto è un album che risente di influenze elettroniche figlie degli anni 90, periodo nel quale il polistrumentista bresciano è cresciuto, e forse anche dell’ambiente dove l’album è stato inciso, tra Milano e Berlino note città di Clubbing. L’uso intelligente dell’elettronica è accompagnato da sonorità pop, un pop “colto” ed elegante che si fonde perfettamente nel tutto.

L’album inizia con l’omonima traccia “Qui e Ora” un inno per cercare di vivere a pieno il presente, seguita da “Barabba” una canzone che tocca il tema del razzismo ma senza retoriche di sorta e con un ritornello orecchiabile (in definitiva, forse, il miglior modo di parlarne).

L’album continua con il synth punk di “Avere te”, e le romantiche “My Darling” e “Il suono del silenzio” richiamo, ad un pop italiano di altri tempi, in entrambi si parla d’amore con un uso linguistico volutamente tradizionale, e per questo carico di autoironia.

Con il singolo “Valeriana e Marijuana” il disco prende ritmo, ma insieme a “La La lah” (scritta con Tommaso Paradiso dei Thegiornalisti) ci invita a prendere le cose con più leggerezza.

Qui e ora si conclude con “Certezza”, “I miei pensieri” e “Get me High”.

Le tracce che fanno da coda, riescono in definitiva ad illuminare ciò che era stato ovvio fin dall’inizio, ovvero il tema centrale, il tema del tempo.

Paletti ci lancia i primi indizi attraverso la clessidra disegnata in copertina e il titolo dell’album, ma poi sviluppa il tema in tutte le sue dimensioni, ed a più riprese.

Infatti ci mostra i suoi personali cambiamenti temporali interni ed esterni, che portano il cantautore a descrivere se stesso attraverso le lenti tonde dei suoi occhiali, lenti che distorcono una visione accettata come “oggettiva” delle cose.

Attraverso filtri emotivi, inoltre vengono riportate idee e pensieri in maniera diretta e senza l’uso di metafore o perifrasi, descrivendo sentimenti comuni nel tempo che viviamo attraverso un linguaggio omnicomprensivo e diretto all’ascoltatore.

 

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