Nacho Alcántara: la “pasión mexicana” incontra il jazz e le sei corde

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Chitarrista di grande talento si racconta in un’intervista esclusiva
(per leggere l’intervista in lingua originale consultare il testo in spagnolo)

Recentemente il Jazz messicano ha avuto senza alcun dubbio una crescita considerevole ed ha attratto l’attenzione internazionale. Indiscutibilmente Nacho Alcántara è una delle figure della nuova generazione che ha contribuito fortemente a questa encomiabile forma d’arte.”
Francisco Lelo De Larrea

Nacho Alcántara è in grado di occuparsi da solo del sostegno armonico di un gruppo senza pianoforte, fa ciò con lo stesso gusto e abilità con cui suona assoli agili e melodici.”
Brian Lynch

Nato nel 1987 a Città del Messico, Nacho Alcántara è cresciuto a Coyoacán, lo storico quartiere della capitale messicana. Sin dalla tenera età si è appassionato della musica. A quindici anni ha iniziato a frequentare lezioni di chitarra e ad esibirsi in concerti rock.
Tre anni dopo, una volta scoperto il jazz, prende la decisione di concentrarsi sulla musica per il resto della sua vita, studiando così approfonditamente solfeggio, contrappunto, armonia classica, improvvisazione jazz e teoria musicale moderna.

Ha studiato con Adam Rogers, Brian Lynch, Jonathan Kreisberg, Gilad Hekselman, Barry Harris, Dr. Mageshen Naidoo, Bruce Saunders, Matt Marvuglio, Luigi Grasso, Carine Bonnefoy, Emil Spanyi, ecc.
Dal 2006 ha iniziato a suonare in concerti a livello professionale e ad organizzare tour con i più importanti musicisti jazz della scena messicana e internazionale, diventando così uno dei chitarristi più richiesti della sua generazione.
Nella sua esperienza professionale ha suonato e/o registrato con diversi musicisti, per citarne alcuni: Brian Lynch, Marcus Printup, Gerry López, Agustin Bernal, Beuajean Project, Gabriel Puentes, Nicolas Santella, Iraida Noriega, Gael Petrina, Ariel Tessier, Gustavo Nandayapa, Tyler Mitchell, Marc Osterer, Blair Latham, Surya-Anita.
Si è esibito come leader e musicista accompagnatore in diversi luoghi internazionali di jazz: Panama Jazz Festival, Xalapa International Jazz Fest, Festival Internacional Cervantino de México, Firenze Jazz Club, Café Universel Paris, Baiser Salé Paris, ecc.

Dal 2011 Nacho Alcántara vive a Parigi, dove continua la sua carriera artistica esibendosi con musicisti locali e internazionali. Parigi, la città dove le sue origini latino-americane, la sua formazione jazz e la sua tecnica chitarristica precisa e pulita continuano ad attrarre l’attenzione e l’approvazione da parte di musicisti e pubblico europeo.
È anche un ottimo compositore, arrangiatore e insegnante. Insegna dall’età di sedici anni (in lezioni individuali e di gruppo) in scuole di musica, licei, ripetizioni a domicilio e via Skype. A soli diciannove anni è stato assunto dall’Università di Loyola in Messico per insegnare musica. Ha tenuto diversi laboratori musicali nel suo Paese nativo, nelle città: Xalapa, Guadalajara e Zacatecas. Dal 2012 Nacho Alcántara occupa la cattedra di musica al liceo spagnolo “Lycée Luis Buñuel” di Parigi.

I suoi progetti sono principalmente influenzati dal jazz, dalla musica tradizionale di tutto il mondo, da artisti e arti provenienti da diversi Paesi e generazioni. Le sue attività professionali attuali includono l’esibirsi in concerto, l’insegnamento, la registrazione, la produzione e lo scrivere musica.
Vuole riproporre la musica del passato, proveniente da diverse epoche e luoghi, con uno stile adatto alle nuove generazioni.

Discografia

Produttore, arrangiatore, direttore musicale e chitarrista nell’album Madiba registrato a Città del Messico (Sala de Audio, 2011) con la cantante Surya Anita.

Leader del gruppo, arrangiatore e chitarrista nell’album Alma Mía E.P (Gerry López – sassofono;
Gael Petrina – contrabbasso; Ariel Tessier – batteria) pubblicato il 21 Novembre 2012 e registrato da Erwan Boulay (https://nachoalcantara.bandcamp.com/).

“Ci sono sempre brani musicali dei nostri Paesi e delle nostre culture che hanno bisogno di essere rivisitati ed esplorati. Ritornando agli anni ’30 e ’40 della storia musicale messicana ho trovato queste bellissime canzoni d’amore, scritte da compositrici, che si adattano perfettamente ai parametri ed estetica della musica jazz moderna. Abbiamo cercato di mantenere il senso d’amore, passione e umanità nell’arrangiamento e nella performance. Tutte le persone coinvolte nel progetto hanno raggiunto tutto ciò con naturalezza e positività.” Nacho.

Chitarrista nel brano Let’s Cool One contenuto all’interno dell’album del sassofonista Gerry López Fro Trio (Hans Glawischnig – contrabbasso; E.J. Strickland – batteria;  Gerry López – sax alto  http://frotrio.bandcamp.com/), registrato a Parigi (BopCity Studios, 2012).

Intervista

Raccontaci come è nata la tua passione per la musica.
È nata dall’infanzia. Mia madre era una grande amante della musica, suonava un poco la chitarra e ascoltava sempre buona musica a casa. Dopo, al liceo, ho scoperto che una persona che suona uno strumento musicale ha la capacità di far diventare più bello qualsiasi momento e creare una speciale energia dal nulla.

Suonavi anche musica rock, puoi dirci qual è/era il tuo gruppo rock preferito?
Per molto tempo sono stati i Red Hot Chili Peppers e i virtuosi della chitarra elettrica come Steve Vai ed Eric Johnson.

Cosa ti ha sedotto del jazz?
L’energia, il contenuto spirituale… quell’energia di sapere che non tutto è stato fatto e detto e che si dà grande importanza all’aspetto personale del compositore/arrangiatore/strumentista jazz. Allo stesso tempo c’è molta tolleranza e rigore.

Qual è il tuo chitarrista preferito?
Probabilmente Adam Rogers.

Come è nato il disco Alma Mía e qual è il brano che preferisci?
L’EP Alma Mía è nato dall’incarico datomi da un organizzatore di eventi a Parigi, il quale mi chiese di preparare un repertorio di brani messicani per presentarlo nei locali jazz di Parigi. Il mio brano preferito nell’EP è Así.

Qual è il messaggio che vuoi trasmettere con la tua musica?
Non sono il tipo di artista che cerca di comunicare un messaggio specifico. La cosa più importante per me è che chi ascolta si senta connesso o commosso con e per ciò che vede o ascolta; dopodiché se ognuno interpreta gli elementi alla propria maniera è anche meglio.

Il miglior ricordo dei tuoi concerti?
Essere andato a suonare al Festival Jazz di Panama con Brian Lynch e i miei amici musicisti messicani.

Perché ti sei trasferito a Parigi?
Perché mi è sembrato un luogo interessante che mi ha aperto rapidamente le porte.

Parigi ti ha influenzato in qualche modo? Come?
Sì, mi ha insegnato molto riguardo al vecchio continente e mi ha permesso di entrare in contatto con persone di tutto il mondo grazie alla sua forza d’attrazione. Mi ha dato un amico in ogni Stato.

Cosa ti piace di più di Parigi?
I miei amici e il fatto che per strada si vedano molti colori e si ascoltino molte lingue straniere.

Raccontaci della tua esperienza al CRR (Conservatoire à Rayonnement Régional Jazz) di Parigi.
È stata un’esperienza come tutte le esperienze scolastiche, ha molti aspetti positivi e negativi. Senza alcun dubbio ho avuto due professori che mi hanno insegnato molto e che continuano ad ispirarmi: Carine Bonnefoy ed Emil Spanyi.

Cosa stai ascoltando attualmente?
Tchaikovsky, Bud Powell, Ibrahim Ferrer e il trio Los Panchos, anche musica arrangiata da Carine Bonnefoy, Vince Mendoza e Gil Evans, i miei arrangiatori preferiti.

Ci sono differenze tra il sistema d’istruzione musicale della scuola francese e quello della scuola messicana?
Sì, la scuola francese ha improntato a tutti i suoi dipartimenti l’idiosincrasia della musica classica, molto severa e intellettuale, sottolineando allo stesso tempo una rigida gerarchia tra l’allievo e l’insegnante.
La scuola messicana, invece, è maggiormente influenzata dalla scuola statunitense, allo stesso tempo è però molto aperta allo spirito della musica tradizionale latino-americana, dove non ci sono contenuti teorici molto marcati, ma culturali.

Ti piacerebbe apportare dei cambiamenti alla musica messicana di oggi?
Sì, mi piacerebbe limitare la corruzione nella scuola superiore di musica e ottenere più denaro dal Governo per l’istruzione musicale e la cultura.

Sai parlare altre lingue straniere oltre allo Spagnolo (Francese, Inglese, Italiano e Russo), come è nata questa passione?
È un amore che ho ereditato da mia madre. Lei parlava quattro lingue.

Ti piacciono altre forme d’arte?
Sì, in particolare la letteratura, il cinema, il teatro e la pittura, sebbene degli ultimi due conosca molto poco.

Si sono realizzati i tuoi sogni?
Sì, ma ne ho sempre altri nuovi.

Vuoi ritornare nel tuo Paese?
Sì, anche se la data non è prossima.

Puoi lasciare un messaggio ai lettori di questa rivista, in particolare ai giovani musicisti che intraprendono il lungo e difficile percorso nel mondo della musica?
Sì, correre rischi e fare le cose per amore è uguale o più importante del talento e dell’intelligenza, perché l’obiettivo non è perseguire la strada più breve, visto che è infinita, ma non temere le difficoltà.

Contatti

Sito web ufficiale di Nacho Alcántara 

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