Intervista a David Knopfler.Good music never dies

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La sua musica è pietra miliare nella storia: dal classic rock dei Dire Straits al folk, Americana, blues da solista.David Knopfler, nato a Glasgow il 27 dicembre 1952, è chitarrista ritmico, pianista, cantautore, produttore discografico, poeta e scrittore britannico.
Il padre Erwin Knopfler, architetto ebreo ungherese, nel 1939 si stabilì in Scozia, dove conobbe Louisa Mary, insegnante inglese e futura moglie. La famiglia crebbe a Newcastle-upon-Tyne, in Inghilterra, dove David frequentò il Gosforth Grammar School.
All’età di 11 anni il piccolo talento possedeva una chitarra, un pianoforte e un kit di batteria. A soli 14 anni suonava e cantava già le sue composizioni in locali folk.Dopo aver frequentato il Bristol Polytechnic (oggi University of the West of England), lavorò come assistente sociale a Londra, dove condivideva l’appartamento con John Illsley. David presentò John (bassista) al fratello Mark. Nel 1977, insieme al batterista Pick Withers, i quattro fondarono la nota rock band Dire Straits, band che David lasciò durante l’incisione del terzo album Making Movies (Vertigo, 1980) per intraprendere la carriera da solista. Non gli vennero riconosciuti i crediti dell’album, visto che Mark sovraincise le sue tracce.
Nel 1984 David Knopfler suonò al Festival della Canzone Italiana di Sanremo il brano Madonna’s Daughter,  contenuto nel suo primo album da solista Release.
Negli anni ottanta compose anche colonne sonore per film e per la televisione tedesca: Shergar (1984), Laser Mission (1989), Treffer (1984), Jakob hinter der blauen Tür (1989) e Der grosse Bellheim.
Nel 1996 venne pubblicato il suo libro Bluffers Guide to the Rock Music Business.
È anche un eccellente poeta, il 2005 è l’anno che ha visto pubblicare dalla casa editrice BlackWing Books Blood Stones and Rhythmic Beasts, un libro di poesie.
Molto apprezzato dalla critica musicale David ha trovato il suo unico ed inconfondibile stile come cantautore.
Ha collaborato con diversi musicisti, per citarne alcuni: Harry Bogdanovs, Bub Roberts, Martin Ditcham, Ensemble 05 (Lorenzo Micheli, Daniele Vineis, Daniele De Pascalis, Angelo Montanaro, Giorgio Dellarole, Massimo Felici), Mark Knopfler, John Illsley, Pick Withers, ecc.
Si esibisce in concerti in tutto il mondo.
Discografia

Release (Paris Records/Polydor/Intercord/Peach River Records/…, 1983)
Behind The Lines (Intercord, 1984)
Cut The Wire (Intercord/Greenhill Records, 1986)
Lips Against The Steel (Paris Records/Polydor/Intercord/…, 1988)
Lifelines (Mercury, 1991)
The Giver (BMG Ariola, 1993)
Small Mercies (BMG Ariola, 1994)
Wishbones (Edel, 2001)
Ship Of Dreams (Edel Records/Paris Records, 2004)
Songs For The Siren (Blue Rose Records, 2006)
Acoustic feat. Harry Bogdanovs (Paris Records, 2011)
Made in Germany – Live Concert In Erfurt 2012 (2013)
Morning in Iowa (Soundset Recordings; 2013)

Singoli ed EP

Soul Kissing (Peach River Records, 1983)
When The RainStops (Intercord, 1984)
Shockwave (Intercord, 1985)
Heart To Heart (Intercord, 1985)
Madonna’s Daughter (Intercord, 1985)
When We Kiss (Polydor, 1986)
Cut The Wire (Polydor, 1986)
The Hurricane (Intercord, 1987)
To Feel That Way Again (Intercord / Paris Records, 1988)
Heat Come Down (Cypress Records, 1988)
Lonely Is The Night (Mercury, 1991)
Yeah… But What Do Men Want? (Mercury, 1991)
The Heart Of It (Ariola/BMG, 1995)
If God Could Make The Angels (Edel Records, 2001)
Forty Days And Nights (Ariola/BMG, 1994)

con i Dire Straits

Dire Straits (Vertigo Records, 1978)
Communiqué (Vertigo Records, 1979)
Money For Nothing (compilation, Vertigo, 1988)
Live At The BBC (Vertigo Records, 1995)
Sultans Of Swing: The Very Best Of Dire Straits (compilation, Mercury Records, 1998)
Private Investigations: The Best Of Dire Straits And Mark Knopfler (compilation, Mercury Records/Vertigo Records, 2005)

Intervista

Come è nata la passione per la musica? Tu e tuo fratello Mark siete dei grandi artisti, qualcun altro in famiglia è in grado di suonare uno strumento musicale?
La musica in famiglia non mancava… zii musicisti, nostra madre suonava a prima vista il pianoforte e la nostra sorella maggiore era piuttosto abile a suonare il violoncello… per un periodo suonava anche il basso.

Immagino che altre decine di giornalisti ti avranno sottoposto molte domande sulla band con la quale hai debuttato, i Dire Straits. Non voglio parlarne perché rispetto la scelta che hai fatto di abbandonare la band, avevi un altro progetto come artista e musicista. Le band nascono, crescono e poi si dividono. È tipico nel mondo della musica. Certamente ammiro l’encomiabile valore della tua vecchia band. Non ero ancora nata quando tu e i Dire Straits siete diventati famosi, ciononostante la buona musica vive per sempre.
Mi piacerebbe invece parlare della tua evoluzione musicale attraverso l’analisi dei dischi da solista. Gli album degli anni ’80, come Release, Behind The Lines, Cut The Wire, Lips Against The Steel e Lifelines, sono caratterizzati dal rock classico, tipico di quel tempo, quel rock dalle sonorità Dire Straits che migliorò grazie al tuo lavoro e che, allo stesso tempo, ti ha dato qualcosa di positivo in cambio.
Dagli anni ’90 il tuo stile si evolve parecchio con The Giver, Small Mercies e Wishbones forse anche grazie all’introduzione della chitarra acustica, che rende il tutto più folk, Americana e pop rock, e alle strutture e suoni tipici del jazz, specialmente per quanto riguarda il sassofono.
Due favolose pietre miliari, che sottolineano la tua ricerca stilistica, sono Ship Of Dreams e Songs For The Siren, suonano molto folk, country e rock Americana. Acoustic feat. Harry Bogdanovs e Made in Germany – Live Concert In Erfurt 2012 esprimono la maturità musicale del cantautore, sottolineata dagli arrangiamenti (molto blues e folk), dalle melodie e dai testi. C’è il tuo stile unico e personale.
Che ne pensi di questa tua evoluzione musicale? Come hai affrontato il passaggio da una ‘fase’ all’altra?
È stato un viaggio. Ho sempre voluto essere un cantautore. Così, quei tre anni trascorsi con i Dire Straits limitavano la mia creatività poiché Mark, come previsto, dominava sempre più in quell’area.  Ciononostante sono grato per le esperienze che la band mi ha dato.
Da allora realizzare il mio primo album solista era più che un piccolo passo che non avrei potuto compiere se non avessi avuto l’esperienza con la band. Quantomeno in studio me ne intendevo e sapevo come arrangiare il mio lavoro. Collaborai con diversi musicisti per trovare il modo migliore per lavorare con il noto produttore discografico Hugh Murphy (della famosa Baker Street di Gerry Rafferty).
Harry Bogdanovs fornì un aiuto utile, fece come da zattera ad altri musicisti. Gli album dal secondo al quinto erano davvero solo una continuazione lungo la stessa traiettoria. Negli anni ’80 la tecnologia per l’incisione stava attraversando una modesta sorta di rivoluzione dall’analogico al digitale e anche con l’ascesa del midi e la pre-programmazione di canzoni nel computer. Era un modo utile per tenere bassi i costi delle registrazioni, ma, probabilmente, per i miei brani non era il modo più elegante con cui lavorare. Con il quinto CD stavo vedendo molto chiaramente le limitazioni di trascorrere 4 mesi a programmare una registrazione e dopo sentirla suonare artificialmente troppo ‘perfetta’.
Con il sesto album,
The Giver, ero pronto ad essere coraggioso, ancora – e con altri tre musicisti ad esibirci organicamente e live in studio. Abbiamo steso 22 pezzi in meno di una quindicina di giorni e abbiamo creato l’album finale in circa un mese… come risultato si ottiene un lavoro meno artificiale, con delle caratteristiche ‘fatte a mano’… molte delle parti vocali e pianistiche sono live e diminuivano insieme… ma il mestiere è che tu prenda qualcosa di reale al momento.
Con il settimo cd, Small Mercies, Harry [Bogdanovs] ed io stavamo abbastanza comodi nelle sedie da produttori lavorando in questo modo e ci eravamo adattati meglio a minimizzare gli innati difetti del metodo.
Con l’ottavo e nono cd questo processo era proprio ben affinato e, insieme all’aggiunta di molte performance live, le cose si stavano muovendo ancora di più in modo favorevole e noi eravamo in grado di incorporare alle tracce, che ne avevano bisogno, vere e proprie orchestre.

La musica folk scozzese (per esempio il gruppo The Corries o altri gruppi folk tipici) ha influenzato in qualche modo le tue composizioni?
Penso che, se hai origini popolari come me, aver esordito in performance con le mie canzoni (e cover) in locali folk circa dall’età di 13 o 14 anni, è pressoché inevitabile che le origini celtiche giochino una sorta di parte nelle composizioni dei tuoi lavori. Il primo brano che suonai con uno stile finger-picking rispettabile potrebbe essere stato Don’t Think Twice – avevo sentito la versione di Peter, Paul and Mary e quella originale di Bob Dylan quando avevo solo 11 o 12 anni.

Quando componi canzoni scrivi prima il testo o la melodia?
Non c’è una formula. Avevo iniziato con lo scrivere canzoni emergendo con le melodie per prima e i testi dopo, ma, man mano che la fiducia in me stesso come paroliere migliorava, iniziai a scoprire che avrei potuto scrivere facilmente una serie di testi a cui stendere dopo una melodia.
Oggigiorno tendo ad iniziare con una bozza grezza di insieme di testi – date le mie prime idee musicali – dopo stilo nuovamente i testi – dopo riscrivo la musica e così via. La revisione richiede normalmente molto più lavoro rispetto alla prima esplosione di creatività.
Detto questo, la mia ultima composizione è iniziata con la melodia. È tutto molto fluido e organico, davvero un istinto naturale per me – tutto funziona nell’insieme, abbastanza senza un processo di giunte… anche se non tutte le canzoni ce la fanno, anche ora, devi sapere quando abbandonare, interrompere qualcosa che non sta per avere qualcosa di speciale in più.

Nella mia modesta opinione posso affermare che il testo di 4U (Rabbit Song) coinvolga direttamente l’ascoltatore. È molto descrittivo. Non trovi?
È molto sentito, lo so. Quasi tutto l’album Ship Of Dreams lo è. Nel corso dei decenni, man mano che miglioravo nella produzione di registrazioni, penso di essere diventato migliore nello scrivere con molta onestà riguardo alle emozioni. Quando la canzone si connette con te in quel modo è più semplice suonarla, dando il 100%;  aumentando così le possibilità di condivisione di sentimenti sinceri nella musica di chi ascolta. 

Qual è stata l’ispirazione per il bellissimo pezzo When Will The Crying Stop?
Penso che nell’intero album Ship Of Dreams ci sia un tema comune scorrendo tra i pezzi. Anche questa è una canzone che esprime emozioni molto dirette. Tutti siamo stati nei panni di chi sente che il suo amore potrebbe essere meglio ricambiato.

Mi permetto di farti una domanda personale… il fantastico e toccante brano A Father And A Son l’hai scritto pensando a tuo padre?
Penso che la scintilla per questo brano probabilmente avesse molto a che vedere con l’essere io stesso padre… ovviamente, alla fine, la canzone riguardava anche il processo di creazione e del ruolo del genitore. Come uomo non è difficile relazionarla all’essere prima figlio, poi padre ed infine collegarla anche con la perdita del proprio padre… è l’ordine naturale delle cose.

Sei anche un ottimo poeta, qual è la tua relazione con le poesie inglesi, per esempio quelle dei Poeti del Lago (Wordsworth, Coleridge, Southey, ecc)?
La natura della tua verde Scozia e Regno Unito in generale ha lasciato una traccia nella tua composizione poetica?
Non sono molto sicuro riguardo alle origini della mia poesia. Ho piuttosto ‘divorato’ qualsiasi poesia che avessi potuto tenere tra le mai. Trovai un’affinità con i poeti di Liverpool, negli anni sessanta, specialmente Brian Patten, ma lo stesso fu con TS Eliot e DH Lawrence… dopo, sai, i soliti Baudelaire, Rumi e Rilke. Mi resi conto, quando ero cinquantenne, che avevo bisogno di studiare di più la teoria e la struttura della poesia prima di produrre altro lavoro che valesse la pena di essere pubblicato nonostante avessi scritto già da quattro decadi.

Parliamo della tua poesia For the last kissedQuali sono le parole a cui ti riferisci nei versi ‘Abbiamo scavato nella neve per le parole di calore scritte in codice, tesoro nascosto’ (‘We dug into the snow for warmth words written in code, hidden treasure’)?
Mi è piaciuta molto l’immagine che hai creato con ‘Ti ho reso le cose difficili lontano da me, come un gatto che strattona il filo, che srotola tutto, anche la speranza. Paura di sbriciolare le nostre benedizioni’ (I complicated you away from me like a cat tugging at the thread, that unravels everything, even hope. Fear shredding our blessings’) da cosa hai avuto l’ispirazione?
E perché hai scelto la magnolia rispetto ad altre piante floreali nel verso ‘Come mondo dei sogni, in magnolia’ (‘How dreamland in magnolia’)?
Ad essere sincero non ricordo molto riguardo a questo. Forse l’idea riguardava i rapporti che sono costruiti passo a passo e la fiducia che inoltre va guadagnata in modo affidabile e non ci si può caricare di troppe aspettative da sostenere troppo presto.
Non credo che si possa totalmente analizzare punto per punto una poesia… le poesie sono scritte come sono perché le idee e i sentimenti che si celano dietro esse sfuggono abbastanza alle analisi.
Al momento ritengo che avrei visto piuttosto bella la magnolia, o forse che la magnolia stessa potesse avere un simbolismo rilevante o che ci fosse una parte segreta di allitterazione o tutte e tre le ragioni appena esposte e altre ancora… l’estetica di queste cose è solitamente alquanto intuitiva e istintiva.
Fidatevi del racconto e non del narratore.

Hai collaborato con musicisti italiani. Ti andrebbe di parlarci del disco Morning in Iowa, l’album che presenta la musica d’accompagnamento di Mario Castelnuovo-Tedesco (suonata dall’Ensemble 05) alle poesie di Robert Nathan (narrate dal tuo caldo timbro vocale)?
Lorenzo Micheli mi contattò chiedendomi se fossi stato interessato a narrare poesie per un progetto a cui lui stava lavorando. Lessi le poesie e le trovai stimolanti. Allora trascorremmo un bel po’ di tempo cercando di comprendere esattamente dove tutti i brani musicali stessero meglio… avevamo molti dei punti di inizio scritti negli spartiti originali, ma in molti altri punti dovevamo lavorare abbastanza duramente per trovare l’intenzione originale di Nathan e Tedesco, ma, alla fine, ci arrivammo e da lì sono seguite parecchie performance live e anche un’incisione. Purtroppo la base musicale era stata registrata prima, non contemporaneamente alla narrazione. Credo quindi che la versione del CD ne risenta rispetto a quella delle versioni live. Spero un giorno che avremo più occasioni per esibirci ancora live.

Ti sei esibito in diversi concerti in giro per il mondo, qual è stato il pubblico più caloroso che hai avuto il piacere di incantare con la tua musica?
Ad essere sinceri, il mio pubblico è proprio splendido ovunque… sono molto fortunato. Sembra che gli piaccia ascoltare; cosa desiderare di più? C’è una certa magia nel suonare negli Stati Uniti dove i miei testi sono globalmente più compresi dal pubblico, ma noi siamo stati trattati bene ovunque, dalla Turchia, per tutta la Germania e addirittura fino all’Australia. Ovviamente riduco la quantità di discorsi parlati dal palco se sto suonando diciamo ad un pubblico di lingua spagnola, di cui il 90% potrebbe non capire nulla di quello che starei dicendo.

Hai appena terminato il tour in Germania. Ti piacerebbe parlarci di quest’esperienza?
Da circa 13 anni fino ad oggi sono stato in tour in Germania sia con la band sia con il duo con Harry abbastanza frequentemente… Ho fatto un paio di tour là anche negli anni ’80, ma non  quanto negli anni più recenti. Dunque cerchiamo di mantenere viva quella fiducia e aspettativa che il nostro pubblico tedesco ha sempre richiesto.

Puoi darci delle anticipazioni sui tuoi prossimi progetti?
Ho iniziato modestamente il prossimo album in studio e spero di trovarmi con la band nel giro di un paio di settimane e di vedere se riusciamo a buttare giù qualcosa da realizzare nel corso dell’anno. Ho una cifra enorme di canzoni accumulate che hanno bisogno di essere registrate in studio.

Potresti lasciare un messaggio ai giovani cantautori che sognano un futuro sereno nel mondo della musica? Solo qualche consiglio da un grande esperto.
Fate il lavoro e poi ancora lavoro. Non ci sono scorciatoie per essere bravi. Il talento è 99% duro lavoro. Se padroneggiate il mestiere, allora l’arte si prenderà cura di sé. È meglio essere così bravi che le persone vi implorano di emergere dalla loro porta rispetto ad aver continuamente bussato alle porte che non si apriranno per voi. Lavorate sulla preparazione e siate pronti a vivere nel presente una volta che iniziate a registrare e a lavorare con altri musicisti… a volte la magia sta nel modo in cui gli altri strumentisti possono contribuire al vostro lavoro.

A nome della rivista e di tutti i lettori ti ringrazio immensamente per averci dato l’onore di conoscerti e per regalarci sempre grandi emozioni con la tua musica.
La bellezza del lavoro del musicista sta proprio in quella magia che hai detto prima: quella che ha origine dal suonare insieme ad altri musicisti, ognuno può essere fonte di ispirazione.

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