Be Forest: La quiete di Earthbeat

0

Music Wall incontra, in occasione del loro live al Lio bar di Brescia, uno dei più apprezzatti e chiacchierati gruppi del momento, I Be Forest. La giovane band marchigiana (di Pesaro per la precisione) ha appena pubblicato il suo secondo brillante lavoro Earthbeat, diffuso dal collettivo di Alessandro Paderno,  We Were Never Being Boring; per altro stessa casa di produzione degli, anch’essi pesaresi, Brothers In Law.  La condivisione dell’etichetta, non è affatto casuale, oltre infatti alla comunanza stilistica, le due band si spartiscono anche il chitarrista Nicola Lampredi. Be Forest e Brothers In Law saranno infatti impegnati in un mini-tour di quattro date, che toccherà (in ordine cronologico), le città di Ravenna, Roma, Bologna e Padova, il tutto entro gli inizi di Aprile.

Il concept Be Forest nasce nel 2010 dall’incontro del già citato Nicola Lampredi (chitarra), Costanza Delle Rose (voce, basso) ed Erica Terenzi (voce, batteria). Il trio si avvia alla scena musicale con un demo autoprodotto, ma bisognerà attendere l’anno successivo per il grande esordio con Cold, etereo e sublime nella forma.
Interessante come durante l’intervista, sia emerso che i componenti stessi non concordino col fatto di venire catalogati come genere shoegaze, difatti a detta dello stesso Nicola: “Sono gli altri che ci definiscono così”, tra cui parecchie riviste specializzate. Va fatta forse un’eccezione per l’uso delle chitarre nel primo album, ma questo non è a loro avviso sufficiente per essere inquadrati in modo così categorico.

Durante i live, i Be Forest cercano di restare attinenti a ciò che viene proposto sul disco, motivati dal fatto che essendo agli albori del tour, devono comprensibilmente acquisire totale familiarità con le nuove tracce. Entrando nel merito di Earthbeat, si può definirlo come un lavoro più maturo rispetto a Cold, che si muoveva attraverso linee guida differenti, suoni un po’ più grezzi, minimali e per l’appunto più freddi.
Con Earthbeat i suoni si fanno pieni, caldi e palpitanti, grazie anche all’ingresso della figura di Lorenzo Badioli (synth), con il quale il trio aveva comunque già precedentemente collaborato per un remix.

Le melodie del disco rimandano staordinariamente ad atmosfere tribali, primitive, per non dire ancestrali; basti pensare al singolo di punta Captured Heart, dove flauto e tamburo ricordano echi lontani tipici delle popolazioni native americane.
Il video stesso è l’ennesima testimonianza di come l’elemento naturale sia onnipresente nella loro conformazione, se non addirittura intrinseco ad essa.Per intanto i Be Forest si dicono concentratissimi sul tour (de force) che li aspetta, e soddisfatti dagli ampi e sempre crescenti consensi ricevuti, entro l’anno sognano intensamente di approdare in America.

Le premesse ci sono tutte e noi gli facciamo i nostri migliori auguri.

About Author