Intervista a Peter Price: il folk inglese ad Acoustic Franciacorta

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In questa puntata di ‘Backstage interviews’ abbiamo incontrato l’artista britannico Peter Price, grande interprete del Blues di Robert Johnson e Big Bill Broonzy, ma anche della musica latino americana, celtica, folk, indiana, ragtime, jazz e dell’est Europa.

La videointervista è in lingua inglese con i sottotitoli in italiano e contiene degli estratti dal concerto che ha tenuto all’undicesima edizione del Festival Acoustic Franciacorta.
Per visualizzare i sottotitoli fare click sul simbolo rettangolare nella fascia nera del filmato, accanto all’orologio –> Sottotitoli – ON

Vi proponiamo inoltre l’intervista trascritta in lingua italiana.

Eccoci qui con la terza videointervista della giornata. Music Wall TV ha il piacere di incontrare Peter Price. Piacere di conoscerti Peter e benvenuto nel nostro programma.
Molte grazie, è bello essere qui.

Vieni da una famiglia per la quale la musica, in particolare il canto, è sempre stata importante. Durante gli anni dell’adolescenza sei stato un bravo musicista di ukulele, mandolino e tin whistle. Presto sei stato attirato dalla chitarra acustica, inizialmente dall’ascolto di questo strumento nei lavori delle grandi rock band come Led Zeppelin, Jethro Tull, Kinks e The Rolling Stones.
Come consideri i tuoi primi anni da musicista? Quando ti sei innamorato del suono della chitarra acustica? Potresti descriverci quel momento?

Sì, mi sembrava molto misterioso e bello. Come la maggior parte dei ragazzi che erano cresciuti suonando la chitarra elettrica. Mi piaceva però molto il suono della chitarra acustica e allo stesso tempo ascoltavo anche un poco di chitarra classica, però quello è un altro mondo. Quando ascoltavo i musicisti rock alla chitarra acustica mi emozionavo e mi emoziono ancora, è una cosa interessante. Quindi in quel momento, all’età di 13-14 anni iniziò a piacermi veramente la chitarra acustica.

La tua musica è stata influenzata dagli stili del country blues di Robert Johnson, Blind Willie McTell e da Leadbelly, dalle danze latino americane, da melodie di cornamusa celtica e arpa, inni e raga indiani ed infine dal ragtime e dal jazz. Hai trovato il tuo suono. Quanto tempo ci hai impiegato per raggiungerlo?
Non lo so di preciso… penso che non si debba mai cercare di copiare qualcun altro. Penso che si possa, ma è meglio assorbire le influenze degli altri musicisti e cercare di trovare la propria strada nello stile, nello spirito con cui suonano ed infine la tua personale interpretazione al canto e alla chitarra o a qualsiasi altro strumento musicale che inizi ad emergere… se ti senti a tuo agio con quello e sai dove stai andando con lo strumento, penso che avvenga così lo sviluppo del proprio stile. Così lo è stato per me.

Hai ricevuto riconoscimenti e grande popolarità, ciò ti ha portato ad apparire a diversi festival e luoghi di interesse musicale per tutta l’Europa, oltre al Regno Unito.
Hai un ricordo speciale di un tuo tour? Qual è stato il migliore?

Bene, dovrei dire l’Italia… In realtà l’Italia è davvero tutto quello. Ora spiego meglio… tutto viene da una cosa all’altra. Tu hai parlato di un tour in particolare, in realtà tutto il viaggio fa parte dello stesso viaggio. Per esempio sono venuto qui a suonare perché, tornando indietro nel tempo, avevo suonato ad un bellissimo festival della chitarra in Scozia, Ullapool Guitar Festival, dove avevo incontrato dei signori e dei ragazzi di Firenze che avevano fondato una grande associazione per la chitarra, chiamata Six Bars Jail; mi avevano invitato a suonare a Firenze dove poi ho incontrato uno dei musicisti che si esibiranno con me oggi, Alberto Caltanella. Io e Alberto ci siamo poi ‘aiutati’ a vicenda: lui mi ha fatto suonare a Venezia e io l’ho aiutato a venire in Inghilterra a fare dei lavori.
Uno scambio…
Sì, durante il mio concerto a Venezia ho incontrato Giorgio, dopo avermi sentito mi aveva chiesto di venire a suonare per il suo festival in provincia di Brescia e, ovviamente, ho accettato.
Domani andrò in Norvegia. Quindi fa tutto parte dello stesso viaggio. Ogni viaggio è connesso ad un altro in questo modo.

Potresti dirci qualcosa del tuo fantastico album Big Road Blues? Com’è nato?
Beh, il titolo è preso dalla canzone di Tommy Johnson chiamata Big Road Blues e poi ci sono altri testi che ho scritto io. Avevo raccolto nell’album materiale che stavo suonando in concerto in quel periodo. Non è un album prettamente blues, avevo selezionato diversi brani della musica del mondo… c’è un raga e c’è anche una danza latina.
Sono un bluesman e suono blues in diverse occasioni, a festival di musica blues, club blues, … ma suono anche ad altre forme, dove ci sono altri generi musicali, come il folk a diversi festival della chitarra. Cerco la mia interpretazione anche della musica popolare inglese, come nel mio ultimo album; il folk irlandese, mi piace qualsiasi influenza musicale.

Potresti dare un messaggio ai telespettatori per seguire la tua musica?
Sì, certamente. Se ascoltate i miei album Mama T’aint Long Fo’ Day e Big Road Blues spero… è la mia speranza ed intenzione che diventiate curiosi e interessati nel genere musicale che suono io e che suonano i miei colleghi musicisti di questo festival. Ho appena sentito alcuni favolosi chitarristi, sono assolutamente meravigliosi, si distinguono, sono unici nella composizione con la chitarra. Quindi vi invito ad ascoltare la musica per chitarra acustica e a fare il passaparola.

Ti ringrazio infinitamente Peter anche a nome di Music Wall TV.
È stato un piacere. Grazie mille.

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