Un angelo caduto (Chet Baker)

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Un angelo, un angelo senza ali; o con le ali appesantite dalla troppa “polvere” consumata.

Questa è la storia di un angelo caduto ad Amsterdam , al Prins Hendrik Hotel, piombato sul marciapiede dal terzo piano, il 13 maggio 1988.

Ma possono volare gli angeli senza ali?

Per capire, che Chet Baker era un angelo bastava guardarlo, guardarlo suonare soprattutto, il ciuffo di capelli lisci e neri che gli ricadono sulla fronte, gli zigomi alti nel volto pallido. Quando soffiava nella tromba non gonfiava le guance nella tipica posa grottesca degli altri trombettisti -Louis Armstrong o Dizzy Gillespie, che arrivavano a una rotondità estrema-, no Chet Baker restava elegante, in un’espressione di intensa sofferenza come se dicesse addio a ogni nota che suonava; ed è così che lo colgono le fotografie dell’epoca, a torso nudo in canottiera oppure con la giacca nera sopra una t-shirt bianca. “Bello, maledetto e romantico” come solo un jazzista bello, maledetto e romantico riesce ad essere.

“Adoro Chet Baker. Lo amo quando suona, quando canta mi sembra un angelo, dolente ma abbagliante. Usa il cervello non la voce. Usa l’anima, non la gola” (Mina)

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