The Good, The Bad & The Queen

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Recensione dell’album d’esordio del super gruppo di Damon Albarn.

Fumo, grigio, negli occhi. Quel tipo di fumo che viene fuori da comignoli di case fatte di mattoni rossi, quel tipo di fumo che solo quando ti ha tenuto sospeso per qualche secondo, poi si dissolve e ti lascia capire cos’è successo.

Si sa gli album comunicano in prima istanza sensazioni, immagini, ricordi. Quella descritta sopra è la sensazione quasi istantanea che mi ha lasciato “The Good, The Bad & The Queen”.

Questo album è il tipo di album dove prima di trovare canzoni facilmente isolabili e memorizzabili, devi affrontare e sviscerare tutto il blocco più di una volta, un blocco denso e caotico, che però essendo fumo non si sposta molto lontano dalle tonalità e dalle sfumature proprie del grigio (senza citare discutibili romanzi dei nostri tempi).

Ma partiamo dal principio, “The Good The Bad & The Queen” è un album del 2007 dell’omonimo gruppo, anche se loro, dicono di non aver mai scelto nessun nome per la loro band. “Loro” nella fattispecie sono quattro artisti, capitanati da Damon Albarn già frontman nei Blur e fumetto stralunato nei Gorillaz, che dopo un album di musica africana (Mali Music) decide di incidere questo album che a suo dire è stato sepolto nella sua mente per oltre quattro anni.

Il resto della formazione è composto da Simon Tong alla chitarra, ex-Verve e già sostituto di Graham Coxon in Think Tank ultimo lavoro dei Blur, l’ex-Fela Kuti Tony Allen alla batteria conosciuto da Albarn durante le registrazioni di Mali Music e infine un certo Paul Simonon al basso, ex-Clash che ha abbandonato per un po’ la sua nuova carriera di pittore per pizzicare nuovamente il basso in compagnia, dopo diciotto anni senza un gruppo.

Il produttore è l’ormai noto Brian Joseph Burton, al secolo Danger Mouse che ha collaborato tra gli altri con: Black Keys, Beck e Norah Jones.

Ma parliamo di musica.

All’interno di “The Good The Bad & The Queen” si dipanano senza sforzo dodici tracce.

Tracce che richiamano le atmosfere di un circo in epoca Vittoriana, dalla quale Albarn, dimostrando ancora la sua versatilità di genere, ne riprende i tratti più decadenti per parlare ancora una volta della sua patria, la quale ci ha sempre illustrato con dovizia attraverso la sua musica e la sua visione, dapprima scanzonata come ai tempi dei Blur e completamente intimista nel suo ultimo lavoro Everyday Robots.

La prima traccia History Song introduce l’ascoltatore a quella che sarà più o meno la cifra stilistica dell’album, dove il basso di Simonon esegue linee semplici ma efficaci, Tony Allen fa quello che lui stesso definisce un “criss cross” alla batteria, il tutto accompagnato da una chitarra a volte acustica a volte sognante e dalla voce sommessa di Damon Albarn che si fonde con ventate improvvise di organetti, e psichedelia.

Si prosegue con 80’s Life una sorta di ballata anni 50 forse, il pezzo meno bello complessivamente, seguito da Northern Whale dove un synth conferisce un po’ di tiro al pezzo.

La quarta traccia è Kingdom of Doom uno dei singoli estratti dall’album che parla della guerra in Iraq (della quale Albarn è sempre stato un forte oppositore) e dove saltano fuori sonorità Morriconiane molto coivolgenti. Si continua con Herculean una canzone che sembra uscire da una scatola chiusa e con Behind the Sun dove gli intermezzi e i cambi di tempo danno movimento rendendola molto godibile.

Arrivano poi The Bunting Song e Nature Springs dove Allen ma soprattutto Simonon la fanno da padroni. Sulla stessa linea la malinconica Soldier’s Tale.

La decima traccia è la notevole Three Changes. Comincia con sonorità circensi che ricordano Mr Kite dei Beatles, fino ad arrivare ad un stacco schizzofrenico prima di riprendere con un reggae energico e sincopato.

Il compito di concludere il disco se lo prendono l’elegante Green Fields e The Good, The Bad & The Queen l’omonimo traccia che con un crescendo portato fino allo spasmo chiude degnamente questo piccolo, uggioso e malinconico, ma al contempo geniale capolavoro.

 

Tracklist:

 

  1. History Song – 3:05
  2. ’80’s Life – 3:28
  3. Northern Whale – 3:54
  4. Kingdom of Doom – 2:42
  5. Herculean – 3:59
  6. Behind the Sun – 2:38
  7. The Bunting Song – 3:47
  8. Nature Springs – 3:10
  9. A Soldier’s Tale – 2:30
  10. Three Changes – 4:15
  11. Green Fields – 2:26
  12. The Good, The Bad & The Queen – 7:00

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