Tener-a-mente al via il Festival del Vittoriale

0

Prende il via Tener-a-mente, il festival del Vittoriale. Un cartellone dedicato a bellezza e modernità: da Ben Harper a Niccolò Fabi

“Tener-a-mente” è un gioco di parole di Gabriele D’Annunzio, che con Il Vittoriale degli Italiani ha dato vita a un luogo suggestivo da far vivere nella cultura. Nasce così un Festival di musica e arte dal futuristico gusto per la bellezza e la modernità, un palco sotto le stelle che chiama artisti internazionali che hanno segnato la storia della musica e i giovani affermati più raffinati: Ryan Adams, Niccolò Fabi, Carmen Consoli, Ben Harper, Devendra Banhart solo alcuni tra i nomi. Abbiamo chiesto a Viola Costa, direttore artistico del festival, come si crea una rassegna di successo.

Guarda qui il programma: www.anfiteatrodelvittoriale.it

 

Può un festival vivere di soli biglietti?

Sì, noi ci sosteniamo al 95% solo con i biglietti. La Fondazione Il Vittoriale degli Italiani e dal 2011 Ripens’ arti, due enti privati. Certo se avessimo più fondi potremmo fare scelte anche più coraggiose, ma siamo fieri di gestire un luogo culturale in modo imprenditoriale. Molti colleghi dicono “grazie al cielo ho il bar”. Noi rinunciamo anche a questa entrata e il pubblico non può valicare i cancelli con alimenti perché il nostro è un teatro all’italiana, con posti a sedere, un luogo storico, non un parcheggio.

20150721-Vittoriale_Battiato-46

Quanto conta la location?

Per noi moltissimo. I concerti si svolgono in un anfiteatro sotto le stelle che si affaccia sul lago di Garda ben visibile a cornice del palcoscenico. La grande forza comunicativa di questo palco infatua numerosi artisti e rende il pubblico estremamente rispettoso. Noi per primi non siamo invasivi e non montiamo transenne. Quest’anno abbiamo ottenuto l’esclusiva di Ben Harper proprio grazie al fascino del Vittoriale: tra compensi e strutture più grandi, Ben Harper ha scelto la bellezza.

 

Come si crea una linea artistica di successo?

La gestione deve adeguarsi al luogo in cui si cala. Il nostro obiettivo era quello di ripopolare e valorizzare il teatro. Fino a 10 anni fa il Vittoriale era percepito come un luogo polveroso per vecchi. La fondazione (e il suo presidente Giordano Bruno Guerri) è riuscita a fare emergere i lati moderni e futuristi del poeta. Sposando la sua venerazione per la bellezza, i classici e l’azzardo proponiamo Steve Winwood accanto a Ryan Adams e Devendra Banhart. Una programmazione alta e al tempo stesso popolare che ci ha portato nel 2016 a una media di 1.470 spettatori a sera. Realizziamo 15 e 30 appuntamenti ogni anno con musica, teatro e danza, scegliendo gli artisti che hanno fatto la storia della musica o che ne segnino il presente in modo importante ed eccellente. Accanto a questi, con Tener-a-Mente Oltre, diamo spazio all’avanguardia: attorno al Laghetto delle danze il pubblico ascolta i musicisti suonare sulle acque.

20150719-Vittoriale_Preziosi-1

Chi è il pubblico del festival?

Va dai 28 ai 55 anni, ha buona cultura, è alto spendente e dinamico, è molto educato e rispettoso degli artisti e del luogo. Arriva da tutta Italia e da tutto il mondo. Ci ha trovati anche un’anziana donna della Nuova Zelanda che voleva conoscere il suo idolo Alessio Boni, che si esibiva da noi.

Come comunicate il Festival?

La comunicazione dura un anno e dai primi di giugno spostiamo gli uffici a Gardone Riviera. I primi ospiti sono annunciati a dicembre e a fine maggio il 70% dei biglietti sono già venduti. Il cuore della nostra comunicazione è il sito web: www.anfiteatrodelvittoriale.it. Qui mostriamo tutta la nostra attività e svolgiamo la vendita diretta dei biglietti. Facebook ci permette di avere un contatto diretto col pubblico, desideriamo che dica la sua e amiamo coccolarlo. Su Youtube pubblichiamo back stage e interviste agli artisti. Quest’anno abbiamo indetto anche un concorso video per attori che recitano poesia. A fine stagione chiediamo ai nostri spettatori suggerimenti sulla programmazione e scopriamo spesso che già stiamo lavorando sui nomi richiesti: abbiamo gusti simili.

Qual è il rapporto col territorio?

Il dialogo col territorio è eccellente, la dimensione locale è piccola e l’amministrazione illuminata. Tutto viene gestito in estrema serenità, tutto è facile e fitto, tutti sono disponibili. Il nostro limite è che siamo raggiungibili solo in automobile e la viabilità del lago è problematica. Abbiamo però ottenuto delle corse di trasporto pubblico notturne acquistabili in anticipo dal nostro sito.

Com’è il rapporto con manager e artisti?20150701-Vittoriale_CountingCrow-10

Trattiamo soprattutto con management internazionali e lavoriamo gomito a gomito con le agenzie di booking per creare operazioni a lungo termine. Bisogna scegliersi a vicenda e fare squadra. Per costruire un cartellone possono servire anche degli anni. Rita Bonardi, mia socia in Ripens’ arti, gestisce il rapporto diretto con gli artisti, li coccola e li accoglie. Solitamente sono soddisfatti, persino Keith Jarrett nel 2013 non ebbe da lamentarsi. Qualche mese dopo andò a Umbria Jazz, qui si fremò per un’ora perché uno spettatore aveva alzato il telefono. Noi siamo convinti che artista e pubblico debbano essere messi nelle condizioni migliori per avere un concerto indimenticabile.

Quale concerto porti nel cuore?

Nel 2011 ospitammo Lou Reed. Sarebbe stato il suo ultimo tour. Era in condizioni fisiche disastrose e dovemmo accompagnarlo in scena. Non era certo più un animale da palco, ma aveva un’immensa energia e un’enorme abilità nel gestire i giovani musicisti che lo seguivano. Fu un concerto indimenticabile. Certo era ormai vicino alla sua fine, ma aveva qualcosa da dire. Tra i giovani ricordo David Byrne e St. Vincent: hanno energia e creatività da vendere.

Un festival che voi ammirate?

Invidio artisti più che festival. Invidio a Torino Today PJ Harvey. Ma loro hanno platee più grandi e godono di contributi pubblici. Ognuno lavora in una determinata realtà e lì fa ciò che può fare. Certamente il presidente della Fondazione invidierà Lucca per Rolling Stones, di cui è un grandissimo ammiratore.

Un consiglio per chi vuole diventare direttore artistico.

Deve esserci circolarità tra identità artistica del cartellone, gli strumenti di comunicazione scelti, il targhet e l’identità del luogo. Tutti questi elementi devono comunicare in modo strettissimo e porsi obiettivi comuni. La direzione artistica da sola non esiste. Se dovessi seguire solamente il mio personale gusto estetico, farei un festival di musica improvvisata a cui parteciperemmo solo io e altre 4 persone. Bisogna unire il bello al reale. Un direttore artistico deve sviluppare competenze gestionali.

Con gli amici a 4 zampe

Chi viene al Vittoriale può portare il suo amico a 4 zampe. Prenotando on line è possibile scegliere i posti dedicati ai lati della platea in cui si trovano anche acqua e biscotti. Nessun rischio: chi viene al concerto col suo cane e paga un posto costoso desidera godere dello spettacolo. Persino gli artisti giungono accompagnati dai loro fidati amici, come i Blonde Redhead e Devendra Banhart col suo bull dog francese.

20150627-Vittoriale_Conte-33

 

box viola costabox festival

 

About Author

audia81@hotmail.com'