La strana notte al Festival di Sanremo nel 1967

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Nella stanza 219 dell’Hotel Savoy il suo corpo senza vita era steso da ore su quel freddo pavimento; se quel corpo esanime fosse nato negli Stati uniti o forse anche solo in Inghilterra, la sua bellezza, il suo fascino tenebroso e maledetto, il suo genio e la sua poesia, l’avrebbero reso sicuramente una star. Stiamo parlando del poeta Luigi Tenco che nel 1967 si presentò al Festival di Sanremo con la canzone Ciao Amore Ciao (RCA, 1967). Il rifiuto da parte del pubblico e della critica alla sua canzone lasciò Tenco con l’amaro in bocca, consapevole del fatto che non era stato compreso ed apprezzato, questo stato d’animo di dissolutezza portò al suicidio del cantautore piemontese. Tenco compone ballate bellissime che affrontano tantissimi temi, come il tema dell’amore, della politica e della caducità della vita, sono canzoni attraversate da un senso di inquietudine e di tormento, dalla disperata malinconia e dalla graffiante ironia. « Io ho voluto bene al pubblico italiano e gli ho dedicato inutilmente cinque anni della mia vita. Faccio questo non perché sono stanco della vita (tutt’altro) ma come atto di protesta contro un pubblico che manda “Io tu e le rose” in finale e ad una commissione che seleziona “La rivoluzione”. Spero che serva a chiarire le idee a qualcuno. Ciao. Luigi. »

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