Stefano Semprini: quando il violino è anima

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Un vero e proprio dialogo continuo tra violino e pianoforte, dove i due strumenti non prevalgono quasi mai l’uno sull’altro, ecco l’essenza di Essere – Composizioni per violino e pianoforte, una raccolta di dodici pezzi disponibile da domani, 15 luglio 2014, sulle principali piattaforme di streaming e vendita online di brani musicali (Amazon, Spotify, ecc).

“Essere è nato dall’idea di un progetto internazionale che rappresenti la natura stessa della musica: un linguaggio universale, capace di superare ogni confine o barriera fisica, linguistica, sociale e culturale. […] In ognuno di questi sei brani [facendo riferimento ai sei dialoghi inclusi nel disco] c’è una ‘rappresentazione’, come fossero dei piccoli quadri. Le sfumature dovute alle dinamiche scelte, le armonie utilizzate prima tetre e cupe poi serene e quasi eteree, ritmiche elastiche capaci di trasmettere effetti di ansia e dinamicità piuttosto che staticità… tutto concorre a riprodurre come su una tela delle sensazioni. È quasi come se volessi prendervi per mano e farvi provare quello che sento io. La cosa più sorprendente è che, invece, molte persone ci trovano qualcosa di diverso, ne danno una chiave di lettura differente e provano sensazioni molto distanti da quelle che avevo provato io. Ma questo è il bello dell’arte! Ed è anche un divertimento per l’artista!”  Stefano Semprini

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Leggi la biografiadi Stefano.

Music Wall ha avuto il piacere di incontrare questo giovane artista.

All’età di 17 anni circa il violino con cui suonavi era di bassa qualità, per progredire con lo studio avevi bisogno di uno strumento migliore, più costoso. I tuoi genitori ti hanno quindi chiesto di scegliere quale passione fosse dominante nella tua vita, nel tuo futuro: la musica o il basket.
Come hai capito che la musica era la tua vera vocazione?
Nella vita c’è sempre un momento in cui ci si trova a dover scegliere cosa si vuole fare. Per me quel momento è arrivato nell’adolescenza, quando forse si è maggiormente confusi e si hanno mille interessi e mille passioni. È difficile in un periodo del genere fare una scelta definitiva che potrebbe influenzare in modo significativo il proprio futuro. Per me in fondo non è stato così problematico, nel senso che nel momento in cui ho provato a suonare qualche nota con il violino nuovo avevo già capito che dovevo averlo a tutti i costi e che la musica era quello che avrei fatto (o cercato di fare) per tutta la mia vita. Si trattava di una spesa più che considerevole per la mia famiglia, quindi i miei genitori, concedendomi del tempo per pensarci su, mi avevano detto: ‘Se vuoi davvero questo violino, devi prendere una decisione con la consapevolezza di doverti impegnare al massimo’. Ci ho pensato una notte intera (relativamente poco tempo per realizzare cosa fare del proprio futuro). La sensazione che sentivo però, era chiarissima. La mattina dopo, prima di comunicare ai miei la mia decisione, avevo in testa un solo pensiero: ‘La musica è la mia vita’. Si può dire che così è partito tutto.

A 21 anni, dopo aver lasciato il DAMS, hai deciso di dedicarti completamente agli studi del Conservatorio, ottenendo grande soddisfazione con collaborazioni importanti e concerti prestigiosi tra Udine e Gorizia che ti hanno occupato per i due anni successivi con duetti violino-pianoforte, violino-arpa e con l’Orchestra da Camera di Gorizia. Vuoi parlarci di questa esperienza?
Dopo un anno al DAMS a indirizzo musicologico avevo capito che frequentare i corsi non mi avrebbe dato (purtroppo) nulla di più e che, soprattutto, passando più tempo sul violino che sui libri dell’università, sarebbe in ogni caso stato uno spreco di risorse economiche per i miei genitori e di tempo e fatica per me. È in ogni caso un momento della mia vita che ricordo con molto piacere, anche perché lì ho conosciuto molte persone con cui ho stretto amicizia e con cui sono ancora in contatto. Abbandonare l’università è stata una scelta difficile, ma non me ne sono pentito: proprio i concerti e le attività seguenti mi hanno confermato che per me suonare era una priorità. Mi sento a mio agio e al tempo stesso è un bisogno primario, mi permette di esprimermi e di comunicare.

Sfortunatamente una tendinite al braccio sinistro ti ha impedito di intensificare lo studio per un periodo, hai quindi scelto di iniziare a comporre. La composizione è stata una grande riscoperta per te che già componevi all’età di 15 anni, hai infatti proseguito con ottimo successo. Dopo la guarigione hai ripreso con rassegne musicali, concerti e collaborazioni cameristiche.
Ora ti senti più compositore e meno interprete? Come è cambiato il tuo modo di interpretare brani di altri compositori? Li analizzi da un punto di vista di compositore?
La tendinite ha rappresentato per me da un lato un momento molto triste: non poter studiare e incrementare le proprie conoscenze è molto frustrante (considerando il fatto che ho scelto di dedicarmi alla musica piuttosto tardi rispetto alla media odierna). Dall’altro forse è stata determinante per la ‘fuoriuscita’ del mio lato compositivo. Già da prima buttavo giù qualche melodia nel tempo libero, ma da quel punto in poi, pur di restare legato alla musica, ho affrontato in maniera più seria la scrittura. Inutile dire che quando scrivo il tempo per esercitarmi si riduce drasticamente. Ad ogni modo nei periodi di scrittura non ascolto nulla di altri compositori classici per evitare ogni tipo di stimolo esterno. Quando mi capita di suonare e interpretare le opere dei grandi del passato, lo faccio cercando di rispettare (non è così facile come può sembrare) il più possibile lo stile dell’epoca in cui il brano è stato composto, anche se poi ognuno di noi ha una propria sensibilità rispetto al pezzo che si interpreta. Il fatto che compongo non ha cambiato minimamente il mio modo di vedere e di approcciarmi alla musica passata. Una cosa che mi piace fare ai concerti è ipotizzare… per esempio: ‘Come avrei fatto questo passaggio?’, si tratta ovviamente di una cosa che faccio per pura curiosità personale, non certo per criticare i lavori perfetti dei grandi del passato.

A quale compositore (attuale o del passato) si avvicina di più la tua musica?
Generalmente lascio questa considerazione a chi ascolta la mia musica. Parlando di gusti personali è ovvio che mi piace tutta la musica classica e tutta la musica in generale (nulla mi fermerà da un buon ascolto di AC/DC, Bob Dylan, Rolling Stones, …).
Ultimamente, tornando alla classica, mi sento vicino (come atmosfera interiore) a Debussy, Ravel e Prokofiev.

Qual è l’ispirazione più ricorrente?
A dire il vero non c’è un’ispirazione particolare. Volendo semplificare la risposta potrei semplicemente dire che la fonte d’ispirazione più grande per me è il mondo che mi circonda. Anche un semplice sguardo o un’espressione mi suggeriscono qualcosa. Le persone che incrocio in metro, in treno e sull’autobus sono per me fonte d’ispirazione nel momento in cui fanno qualcosa che risulta interessante per la mia creatività. È bellissimo osservare le varie espressioni e cercare di tradurle in musica. Io ‘faccio il pieno’, se così si può dire, di emozioni quando sono a contatto diretto col mondo esterno, poi quando sono solo davanti a un foglio pentagrammato o davanti al mio pc mi fermo un secondo e raccolgo tutto ciò che ho dentro e cerco di tradurlo in musica. In fondo, che cos’è la musica se non un fiume di emozioni che ci abbraccia e ci culla fino a che non finiamo di ascoltarla?

Per quale motivo hai scelto di trasferirti a Roma? La capitale ti ha agevolato nel tuo lavoro?
Il trasferimento a Roma è stata una scelta difficile per me (dover salutare parenti e amici non è mai facile), ma se tornassi indietro lo rifarei sicuramente. Di questo devo ringraziare la mia compagna, che mi ha dato il coraggio di lasciare tutto per partire da zero in un ambiente completamente nuovo e diverso, dicendomi una frase che porterò sempre con me: ‘Tu sei un musicista! E la musica è un linguaggio universale. Non c’è posto dove la musica non trovi posto’.
Il motivo dello spostamento è stato sicuramente la ricerca di ‘fortuna’ in campo musicale. In Italia devo dire che questa ricerca sicuramente non è semplice. Ad ogni modo sono convinto che una città grande aiuti molto in termini di contatti. Roma mi sta aiutando in ciò che sto facendo. Ho incontrato nuovi amici e validissimi musicisti e la città (soprattutto il centro storico) mi offre sempre spunti interessanti per nuove composizioni. Inoltre sicuramente offre più opportunità in termini di formazione – ad esempio ho da poco finito di seguire un corso per musica applicata all’immagine.

Suoni due violini: uno di liuteria tedesca del primo Novecento e un Simonelli del 1984. Quali sono le loro peculiarità (suono, legno, ecc)?
Ho la fortuna di poter suonare due violini: uno del 1984 (giovanissimo!) di liuteria italiana, dal suono molto dolce ma purtroppo meno potente del secondo e un violino di liuteria tedesca del primo Novecento, dal fondo unico e colore leggermente più chiaro del primo, questo è lo strumento che ho usato per registrare i miei ultimi brani. Il suono si deve ancora sviluppare: è stato fermo per chissà quanto tempo e il principio vuole che più si suona più esce il suono. Al momento preferisco suonare quello tedesco. Lo sento più affidabile e vicino alle sonorità che desidero raggiungere.

Stai lavorando ad un progetto jazz/swing per violino e chitarra. Potresti dirci qualcosa a riguardo?
Il progetto Jazz/Swing per violino e chitarra è un discorso diverso, per ovvie ragioni, da quello della composizione classica. Non voglio certamente sostenere di essere capace di fare jazz. Per quanto riguarda lo swing, mi sto documentando e sto cercando di imparare dall’ascolto dei brani di Django e Grappelli. L’idea, per ora, è quella di proporre cover dei loro successi. È divertente e soprattutto costruttivo, secondo me, conoscere ogni tipo di sfumatura della musica che si può fare col proprio strumento. È un’occasione per provare a suonare in modo diverso uno strumento che ancora oggi (da molti) viene considerato prettamente classico. Ovviamente è questione di gusti personali.

Sul tuo sito web hai scritto: ‘l’arte ‘analfabeta’ [di Filippo Biagioli]mi ha fatto riflettere su quanto sia potente e universale l’arte e su quanto ogni forma d’arte abbia bisogno delle altre per amplificare la sua forza’. Come vivi il rapporto con le altre forme d’arte?
Filippo Biagioli è un artista che stimo e rispetto moltissimo. Vivo il rapporto tra le diverse forme d’arte in modo molto positivo. Avere un ‘rapporto creativo’ con altri artisti è una specie di esplosione di idee. È fantastico scambiarsi punti di vista e arricchirsi a vicenda, scoprire forme d’arte che non si conoscevano. Questo scambio ci fa crescere sia come esseri umani che come artisti.
Ciò che voglio dire è che ogni artista ha stimoli diversi per ‘rendere reale ciò che prova’ e che da un’unione di idee tra più artisti possono nascere grandi cose.

Essere, il tuo ultimo disco, uscirà ufficialmente domani. Ti va di parlarci di questa raccolta? Come è nato il progetto?
Essere è una parola fortemente evocativa, ha molteplici sfaccettature e rispecchia il fatto che questo album rappresenta in qualche modo l’essenza della mia musica. È una raccolta di 12 brani con cui intendo ‘prendere per mano’ l’ascoltatore e accompagnarlo nel mio percorso compositivo dal mio primo brano ad oggi. Tra questi ci sono sei Dialoghi per violino e pianoforte, gli ultimi pezzi che ho scritto, nei quali ho cercato di riversare tutte le mie emozioni, positive e negative. In questi brani si ha un vero e proprio dialogo tra i due strumenti in cui nessuno dei due domina in modo netto sull’altro.
Il progetto è nato la scorsa estate mentre stavo componendo i primi dialoghi. Mi sarebbe piaciuto poter riunire in un unico album la maggior parte di quello che avevo scritto per violino e pianoforte. Al contempo avevo intrapreso un percorso di riflessione sulla musica e sulle finalità della musica stessa. Ero giunto alla conclusione che in qualche modo la musica è svincolata dall’autore, appartiene a tutti e per questo deve essere più possibile indipendente ed autonoma.
A quel punto mi è sembrato naturale cercare di uscire dalle classiche logiche del mercato musicale ed esplorare una nuova forma di produzione come il crowdfunding. Lo trovo uno strumento innovativo ed estremamente utile in quanto permette a chiunque di partecipare attivamente ad un progetto artistico.


Dal 2004 insegni violino in diverse scuole, prima nella regione Friuli Venezia Giulia e poi a Roma. Attualmente sei docente presso: I.E.E.M. – riEvoluzione Musicale (Ladispoli), Accademia Nomos (Roma), Accademia Musicale Europea M.A.N.T. (Roma) e Musictime (Ciampino).
Ai tuoi allievi trasmetti il tuo amore per la musica, loro ti ripagano con l’entusiasmo. Hai affermato che ‘Insegnare è straordinario ed è un arricchimento reciproco: ogni allievo lascia qualcosa di sé in te e tu puoi lasciare qualcosa di te in lui’.
Vuoi lasciare un messaggio ai nostri lettori che vogliono studiare la musica attraverso questo strumento meraviglioso, il violino?
Sì, insegno in varie scuole ed è davvero così. Tu dai qualcosa ai tuoi allievi, e loro lasciano qualcosa di sé in te. È fantastico seguire dei ragazzi e vederli crescere musicalmente, veder aumentare la loro sete di conoscenza e la loro passione. Sapere che anche solo una piccola parte di tutto questo l’hanno sviluppata grazie a te ti fa stare bene. E senti che qualcosa di te inevitabilmente viene trasmesso. Come il tuo insegnante ha fatto prima di te. Ad ogni modo, dicendo che il violino è uno strumento meraviglioso rischierei di essere di parte. Per me ovviamente lo è. In generale mi sento di dire a chiunque leggerà quest’intervista che fare musica è la cosa più bella che ci sia, riempie l’anima e ti permette di trasportare tutti quelli che ti ascoltano altrove, con te. Quindi, per concludere, non ha importanza con che strumento, dove e quando si faccia, l’importante è FARE MUSICA!

Anche a nome di Music Wall ti ringrazio per averci rilasciato l’intervista e per continuare a regalarci forti emozioni con la tua musica.

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