Ritorno col botto per i Soldiers Of A Wrong War

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Un progetto iniziato sette anni fa, un EP e un album pubblicati rispettivamente nel 2009 e 2011. Tre anni dopo l’uscita di Lights And Karma, i Soldiers Of A Wrong War tornano con un nuovo biglietto da visita: Slow.

Slow è l’ultimo singolo, del quale è stato pubblicato il video ufficiale sul canale YouTube della band piemontese. Abbiamo parlato con Luca Del Fiore, cantante e chitarrista della formazione, il quale ci ha raccontato aneddoti e spiegato com’è il mondo dei SOAWW.

Ciao Luca. Sono passati quasi tre anni dalla pubblicazione di Dreamers, l’ultimo singolo tratto dall’album Lights And Karma. È stata una pausa voluta? Come avete impiegato tutto questo tempo?
Esattamente tre anni. Diciamo che è stato un periodo di transizione, ognuno di noi ha vissuto dei cambiamenti a livello personale e questo ha portato a voler attendere prima di rimettersi in gioco con qualcosa di nuovo. Abbiamo avuto bisogno dei nostri spazi e di capire quale fosse davvero la direzione che avrebbe preso il sound della band. Sai, noi abbiamo sempre cercato di dare il meglio, pur essendo una band al 100% indipendente e autofinanziata, abbiamo sempre voluto essere il più professionali possibile. Questo alle volte richiede tempo per trovare il giusto sound e i fondi necessari ad affrontare la realizzazione di un CD o EP e di un video connesso ad esso. Pensiamo ancora che combinare i suoni giusti e le immagini giuste riesca ad essere evocativo e a dare una sensazione di appartenenza a chi ascolta.
Se metti te stesso in un pezzo, o in qualcosa in generale, di sicuro qualcuno ci si ritroverà e ne capirà il senso. Far uscire qualcosa giusto per ‘tappare un buco temporale’ non è nel nostro stile. Preferiamo la sfida del dover ‘ricominciare da zero’ ogni volta. Ogni cosa legata alla band è un nuovo capitolo, si guarda indietro ma si è proiettati in avanti.

Pochi giorni fa avete pubblicato sul vostro canale YouTube ufficiale un nuovo video, Slow è il titolo del singolo. Vuoi raccontarci com’è nata la canzone?
Slow è nata nel dicembre 2013, un periodo non molto entusiasmante a livello personale. Tutto stava cambiando e ci siamo ritrovati nel corso di questi tre anni a dover passare all’età ‘adulta’ della nostra vita. Slow è proprio legata a questo momento che tocca tutti, prima o poi. Il pezzo è un invito e una riflessione su come le cose abbiano bisogno di tempo per maturare, su come ci si possa sentire nel voler affrettare i tempi e su come il tempo, in un modo o nell’altro, riesca sempre a dare un equilibrio e un senso a tutto. Alle volte viviamo talmente tanto di fretta che non ci accorgiamo di quanto in realtà le cose si assestino secondo una tempistica che sfugge totalmente al nostro controllo. Questa è Slow, ed è un po’ un ritratto della nostra vita, almeno in questa fase.

Questo singolo farà parte di un album già pronto o che avete in progetto di registrare?
Sicuramente Slow è un nuovo inizio, abbiamo molti pezzi in cantiere, alcuni nuovi, altri ripresi da vecchie idee magari rese più mature grazie al tempo e all’esperienza. Onestamente, ad oggi, non saprei dirti se ci sarà un disco o meno. Quello che vogliamo fare è sicuramente scrivere buona musica, suonare e migliorarci come musicisti. Abbiamo capito che fare progetti a lungo termine prima di sapere realmente come si evolveranno le cose non ha molto senso. Posso dirti che stiamo lavorando ad un EP acustico che uscirà, tempo permettendo, a Natale e sarà un piccolo ‘regalo’ a chi non ha mai smesso di dimostrarci il proprio affetto e sostegno. Sembra quasi strano dire che abbiamo dei ‘fan’, ma così è, Slow ci ha dimostrato quanto Lights & Karma, nel suo piccolo, sia stato d’impatto ed importante per molte persone che si sono avvicinate sempre di più alla band. Sentirsi dire che il rilascio di un singolo era un momento attesissimo da parte di qualcuno è stata già una vittoria per conto nostro.

Nelle vostre canzoni si è sempre sentita una cura quasi maniacale per le armonizzazioni delle chitarre, oltre ad una particolare attenzione nel creare linee vocali melodiche e potenti al tempo stesso, con note lunghe, di grande respiro.
Tra sala prove, camera da letto e studio di registrazione, come distribuite la percentuale di lavoro per ottenere tutto questo?
Questa è una cosa alla quale teniamo sicuramente ma, questa cura maniacale, è una cosa che ci viene in maniera naturale. Diciamo che non abbiamo bisogno di troppo tempo per arrangiare un pezzo e per renderlo, come dicevi tu, di grande respiro. Quasi sempre l’idea di base è poi quella che si sente nel risultato finale. Un aneddoto riguarda il ritornello di Save Me, mi sono svegliato alle 3:00 del mattino con in testa il ritornello e mi sono detto: ‘Meglio buttare giù subito il pezzo o potrei perderlo per sempre’. Così è stato, il giorno dopo la bozza e il testo di Save Me erano pronti, ed era esattamente 3 settimane prima di registrare Lights & Karma. Save Me non era un pezzo previsto per il disco ma poi, pensando che sarebbe stato un ottimo cavallo di battaglia, abbiamo deciso di registrarlo. Per quanto riguarda la stesura dei pezzi, generalmente io scrivo la linea base, registro una bozza e la sottopongo agli altri, da lì in poi è un lavoro di gruppo per definire il sound del pezzo.

Domanda di rito per noi di Music Wall: conta di più un bel testo o una bella melodia?
Posso rispondere in un solo modo, meglio entrambi. Un bel testo senza melodia non arriverà mai alle orecchie di tutti, specie in un periodo in cui il pop e l’alternative si sono fusi a tal punto da risultare irriconoscibili. Per quanto riguarda una bella melodia senza contenuti, sicuramente potrà arrivare a tutti ma, per quanto riguarda la sua longevità, avrà sempre dei limiti dettati dal trend del momento. Il vero genio sta nel rendere semplice ed immediato un concetto profondo e difficile da descrivere.

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