Sexto ‘Nplugged: un luogo che fa vivere la musica

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Sexto ‘Nplugged 2017: quando il luogo e la passione delle persone che lo vivono determinano e fanno vivere la musica.

Prende il via a luglio la dodicesima edizione di Sexto ‘Nplugged: dal 9 a 27 luglio cinque concerti con Mark Lanegan, Austra, Dillon, Benjamin Clementin, Trentemoller, Air). Abbiamo chiesto a Daniele Terzariol, uno tra gli organizzatori del festival creato dall’Associazione Culturale Sexto, come si crea una rassegna di successo.

Guarda qui il programma: www.sextonplugged.it

Quando nasce il festival e come?

Sexto ‘Nplugged è un festival nato dalla volontà di persone appassionate di unirsi tra loro e costruire insieme qualcosa di bello e inesplorato in un territorio che ha tanto da offrire dal punto di vista paesaggistico, culturale e turistico: il Friuli Venezia Giulia. Sesto Al Reghena è un piccolo gioiello della provincia di Pordenone, un borgo storico caratteristico e questo è proprio ciò che lo rende magico. Nell’abazia in cui hanno luogo i concerti l’ascolto diventa un’esperienza totale. Sexto ‘Nplugged è musica che nasce dal luogo e dal frutto del lavoro e della passione di persone: insieme a me Mauro Morassut, Fabio Bortolussi, Daniele Terzariol, Alan Morassut, Gabrio Golfetto, Marco Daneluzzi, Diego Peressutti, Ermando Chiarotto, Claudia Bettin, Elena Pitrolo e tanti altri collaboratori.

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“Quando il luogo determina la musica” è il vostro motto. Come avviene tutto ciò?

Sexto ‘Nplugged è frutto di un connubio imprescindibile tra il luogo e la musica. È proprio l’ambientazione a delineare la musica. Ogni elemento architettonico dell’abazia definisce la cornice e diventa parte dell’esperienza stessa. Gli stessi concerti ascoltati in un campo da calcio non darebbero lo stesso risultato e le stesse emozioni. Gli Air stavano cercando per il loro ultimo tour delle location particolari e hanno scelto proprio noi. Tra i candidati vi erano persino le pendici del vulcano, loro hanno chiesto una nostra fotografia e ci hanno scelto.

Che rapporti avete con il territorio?

Assolutamente buoni. La Regione ci sostiene ci ripremia ogni anno con delle sovvenzioni. Ristoratori e apparato alberghiero di Sesto e di tutte le località vicine sono assolutamente felici e collaborativi. Il festival vive proprio grazie al lavoro di moltissimi volontari. Accanto ai soci di Associazione Culturale Sexto si muove un’intera città: le signore aiutano nelle pulizie, c’è chi mette a disposizione una casa per chi ha bisogno e persino i bambini trovano il modo di fare parte di questo evento. In tutto ci sono ogni anno quasi 80 volontari che aiutano. Unico premio è vedere la gente felice tornare con il sorriso.

Chi è il vostro pubblico?

Non abbiamo un marketing definito in questo senso. Il pubblico è vario ed eterogeneo. In parte si muove per seguire l’artista amato, ma molti sono gli spettatori che arrivano a Sesto pur non conoscendo i singoli protagonisti delle serate: si muovono in fiducia perché sanno che la nostra selezione è buona e vogliono vivere della bella musica in un luogo unico e in molti arrivano anche dall’estero. Noi non cerchiamo il nostro pubblico, lo coccoliamo e si autoseleziona. Possiamo ospitare fino a 2.000 persone in piedi poi ci fermiamo. Giochiamo anche con alcune date più piccole e sperimentali, con artisti ancora sconosciuti, che talvolta poi raggiungono successi mondiali.

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Come costruite il cartellone?

Ogni anno vi sono cinque esibizioni, una con doppio concerto, e dal 2016 ha preso vita anche un percorso invernale: a marzo abbiamo ospitato in collaborazione con il Visionario Federico Albanese. Creiamo il cartellone in base a ciò che noi riteniamo essere di qualità e ai nostri desideri. Ogni anno è presente un grande nome (per il 2017 gli Air), poi la programmazione spazia (da Mark Lanegan a Trentmøller). L’estate è un periodo difficile perché il cachet degli artisti cresce anche del 25% rispetto agli altri periodi dell’anno. Comprendo quindi i festival che cercano una linea di successo economico. Non è questa la nostra scelta e possiamo essere liberi di operare come più desideriamo per due motivi: abbiamo deciso di non guadagnare nulla, anche il prezzo del biglietto è mantenuto il più basso possibile; il gruppo direttivo è consapevole delle proprie capacità, ha un buon amalgama di gusti ed è in grado di fare scelte in democrazia. Non esiste un direttore artistico vero e proprio, il nostro cartellone è sempre condiviso in serenità. Il cartellone di Sexto ‘Nplugged 2017 è la realizzazione delle nostre capacità, è un’idea di festival che diviene realtà: Mark Lanegan, Air, Benjamin Clementine, Trentmøller (forse un azzardo, ma eravamo curiosi di sposare la sua musica con il nostro luogo), Austra e Dillon.

Com’è il rapporto con manager e artisti?

Ho due aneddoti per voi che ben mostrano l’atmosfera che gli artisti vivono a Sexto. 2014, Bombay Bicycle Club, ero appena tornato dal concerto dei Rolling Stones a Roma, c’era una pioggia torrenziale e abbiamo dovuto annullare l’evento. Così la band si è chiusa al riparo in un locale e hanno dato vita a un concerto privato. Gli Off Monster And Men invece, presi dal caldo di quell’estate, hanno fatto un bel bagno rigenerante nel canale all’ingresso dell’abazia.

Quale concerto porti nel cuore?

Ho amato gli Apparat nel 2012 lo stesso anno gli Olafur Arnalds. Nouvelle Vague, Agnes Obel e Anna Calvi nel 2011. I Daughter nel 2016.

Un festival che voi ammirate?

Il nostro festival ispiratore non ha sede in Italia, ma negli Usa ed è il SXSW di Austin.

Qual è il tuo consiglio per chi volesse diventare direttore artistico di un festival?

Certamente bisogna imparare ad aderire bandi, cercare finanziamenti e trovare sponsor per raccogliere i fondi indispensabili. Il vero segreto di un festival è però il contesto, è il luogo a fare la differenza. Molti festival raccolgono buoni nomi, ma poi li fa esibire in campi da calcio. Creare un contesto, qualificare l’esibizione anche con elementi architettonici o di design, sviluppare un’idea attorno al format musicale è ciò che da valore. La gente deve dire: “vado a Sexto perché il posto è fantastico e gli artisti sono strepitosi”. Un luogo, una buona selezione e aggiungiamo cibo e birra tipici e scelti puntando alla qualità ripaga. È una scelta: o solchi l’onda con linea artistica oppure decidi di avere la tua. Noi preferiamo avere le idee ben definite e non farci pilotare alle mode.

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