SDANG! Intervista in occasione del loro primo EP

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Giovedì 16 aprile gli SDANG! hanno presentato il loro primo Ep   “ Il giorno delle altalene… ho pensato bene di fargli qualche domande per capire cosa c’è dietro questo progetto tutto strumentale.

Ciao SDANG! Come state?
N: Direi bene, personalmente ho dormito un po’ pochino, ma ho la fortuna che  il venerdì mattina non lavoro come insegnante di chitarra, quindi…
A: Benissimo. Ho dormito poco, perchè mi sveglio sempre  presto anche se vado a dormire tardi. Ho finito ora una lezione di batteria con la mitica Delia che mi riempie sempre di soddisfazioni e regali e quindi sono ancor più felice…che bel mestiere fare  questa vita bizzarra!
Raccontateci un po’ di voi! Chi siete, da dove venite, cosa fate?
N: Io vengo da Concesio, ovvero le colonne d’Ercole della Valle Trompia, Brescia. Suono la chitarra per lavoro in tempi in cui un lavoro dobbiamo inventarcelo, ho 34 anni, passioni smodate musica e cibo. Ho la fortuna di insegnare a tanti allievi che mi danno un bel tot di soddisfazioni e di suonare con gente che stimo e rispetto (Giuradei, Paolo Cattaneo, Sique&Petrol, Endless Tapes)
A :Anche io sono di Concesio, amo la musica  perchè a volte PENSO che sia una delle tante  porte che ci portano verso le nostre origini; altre volte  SENTO  che la musica è una porta verso le nostre origini. Nel dubbio indago, mi incuriosisco e faccio qualcosa! (raramente da solo). Quello che sono si nasconde in questa verità che stò ancora cercando di decifrare…ma lo faccio divertendomi!

Ieri, finalmente è uscito ufficialmente il vostro Ep “il giorno delle altene”, avete festeggiato a dovere?
Direi che abbiamo tentato di goderci il momento del concerto. Zero bagordi prima, io non posso bere preconcerto, insieme all’ansia il rosso mi fa un effetto allucinogeno, zero bagordi dopo, devo guidare e se mi ritirano la patente abbiamo finito di suonare in giro, visto che Pedro non ce l’ha.
A:Si si…serata perfetta, pubblico amorevole. Io ho festeggiato alla grande. Il mio sballo è stato un piatto di insalata grande quanto la mano di un neonato e litri d’acqua…ma  soprattutto, l’agente  psicotropo è stato il  grande calore delle persone che hanno accolto a cuore aperto la nostra musica

Come vi è sembrata l’accoglienza del pubblico di casa vostra?(Insomma,è sempre difficile presentarsi nella propria città specialmente con un progetto così complesso e fuori dagli schemi…)
Mi sa che sarà difficile in tutti i posti in cui andremo. Per quanto riguarda ieri sera ti dico: la sala del Carmen Town dove abbiamo suonato è un forno, per cui se tutte le persone che c’erano all’inizio sono rimaste fino alla fine vuol dire che probabilmente ha funzionato, poi abbiamo smerciato anche un bel tot di cd, e il pubblico mi sembrava attento e felice di essere lì.
A: Ripeto quello che ho detto prima! Non potevamo aspettarci  cosa migliore! E’ stato bellissimo stupire (positivamente parlando) persone che ci conoscono bene ma che ancora non ci avevano visto in questa nuova veste!
Tanti ci conoscono per i Giuradei con i quali abbiamo fatto tesoro di esperienze meravigliose e tuttora collaboriamo ma diciamo che qua la nostra essenza è molto più palpabile. Ecco..senza troppe seghe mentali, o  filosofia spiccia  mi piace che i fan che ci seguono anche in altri progetti abbiamo accolto questa identità, godendone. Ho visto tanti sorrisi.

Ma ora torniamo a parlare del disco (con delle domande super difficili e super lunghe  in successione) : come è nato?
Io e Pedro suoniamo assieme da tre anni almeno, anche se ci conosciamo da una vita, abbiamo fatto insieme più di 200 concerti per promuovere la musica di Ettore e Marco Giuradei in tutta Italia. Abbiamo raccolto tutto quello che ci unisce umanamente e musicalmente, abbiamo iniziato a suonare in due registrando tutto, improvvisando, riascoltando, e tenendo quello che più ci convinceva per dargli una forma definitiva. Direi che abbiamo iniziato a settembre trovandoci regolarmente, per poi registrare a Novembre dal Franzo, per poter presentare il lavoro in primavera. Da lato musicale ti dico che è quello che ci piace suonare e che allo stato attuale ci convince di più. Non abbiamo l’ansia di dover piacere per forza o di dover seguire certe mode.

Perché avete deciso di esprimervi solo strumentalmente senza l’ausilio di vocals?
Un testo banale distrugge anche la musica più bella. Scrivere testi non è semplice, c’è bisogno di molto lavoro, esperienza, sensibilità, cultura, originalità. Questo lavoro lo lasciamo a chi lo sa fare. Il nostro canale emozionale è la musica, abbiamo la presunzione di puntare solo su quella.

Domanda per Pante: come è suonare con il pedro ?
Soddisfacente. È sempre un ottimo appoggio. Da tutti i punti di vista.

Domanda per Pedro: come è suonare con il pante?
E’ una sicurezza! Mi piace come sà risolvere le situazioni. Sia sulla chitarra, che in musica, che nella vita. Lui dice che è ansioso, ma probabilmente il suo corpo produce più ansiolitici che ansie e quindi ogni cosa riesce a metterla sempre al posto giusto. E’ un grande piacere suonare con Nicola!

Domanda per entrambi: come è suonare insieme?
N: Impegnativo. Per ora dedichiamo una giornata intera alle prove e praticamente tutti i momenti liberi alla promozione del tutto. Suonare è la cosa meno impegnativa, è più una menata stare dietro al resto. Ci siamo prefissati di ricoprire le spese del progetto con questo giro di date. Rispettiamo le scelte degli altri, ma non siamo la band che spende migliaia di euro se non ha la sicurezza di recuperarli, a noi sembra una presa per i fondelli da parte di un sistema che si è disintegrato. Cogliamo l’occasione per ringraziare chi ci ha aiutato, chi lo fa e chi lo farà (tra gli altri Marco Franzoni, Ronnie Amighetti, Silvia Agliardi, Alessandra Morgillo, Andrea Pettinari, i Franc Didic che ci aprono i concerti, Aldo per la serata di presentazione…)
A: Come ha detto Nico, paradossalmente, il far musica è l’aspetto piu facile, quindi non c’è molto da aggiungere…solo da ascoltare.
Per fortuna esistono tante persone buone e brave che ci stanno aiutando a curare gli altri aspetti, quelli estetici, di forma; tante ore del giorno le passo a lavorare sugli aspetti più noiosi del progetto. Ma preferisco fare questo piuttosto che lamentarmi, alienarmi, e dire che tutto è una merda. Non fa per me! 🙂

Ora, se avete voglia, raccontateci un po’ delle influenze( non solo musicali, ma anche emozionali) che caratterizzano il vostro disco!
Siamo stati in giro tanto, come ti dicevo. Tanto tempo in furgone, tanto tempo per ascoltare, vedere filmati, parlare, leggere… Mi piace Aki Kaurismaki, così su due piedi, le ultime cose che ho ascoltato sono Anna Calvi, First Aid Kit, Bon Iver, ho riascoltato Symbolic dei Death che sono vent’anni che è uscito ed è uno dei miei dieci dischi preferiti, ascolto molta musica classica di vari periodi. Beh… Molta musica, forse troppa?
A:  Prima della musica, c’è l’amore.  L’amore per le cose, per la vita… la musica è un veicolo.  L’amore è ciò che inflenza il mio modo di vivere la musica.
La maggior parte della musica nasce proprio da questo fantastico sentimento. Ci sono periodi in cui non riesco a comporre niente di decente, altri dove magicamente è tutto semplicissimo.  Con SDANG! è semplicissimo…

Per ultimo diteci che cosa state ascoltando in questo momento è che cosa consigliereste a chi legge questa intervista?
Mi sa che ho già risposto involontariamente… Io consiglio May di Broken Twin e l’ultimo di Riccardo Sinigallia…
A: Ora stò ascoltando “YOU” dei GONG, disco originale 🙂

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