Quintetto Esposto, 100% musica Made in Brescia di alta qualità

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I cinque ragazzi ‘esposti’ ci parlano di Al Pianterreno, il primo album uscito nel 2014, e del prossimo che incideranno nel gennaio del 2015.

Come ogni formazione che si rispetti è dai live che si coglie la vera essenza dei musicisti: vederli dialogare non solo con le note, ma anche con gli occhi sorridenti è ciò che affascina il pubblico, specialmente quando ci si trova dinanzi ad una passione come quella dei cinque ragazzi “esposti”: pura quintessenza, spontanea, sobria ed elegante.

Il Quintetto Esposto nasce a Brescia nel 2011. L’attuale formazione è composta dai giovani Matteo Ceragioli (voce), Edoardo Baroni (chitarra e balalaika), Luca Capoferri (pianoforte e fisarmonica), Federico Bianchetti (basso elettrico) e Nicola Romano (batteria e percussioni).
Il quintetto si esibisce in tutto il nord Italia presso importanti teatri e piazze con un vasto repertorio che spazia nel mondo del cantautorato italiano da Fabrizio De André, Giorgio Gaber, Enzo Jannacci, Vinicio Capossela a Paolo Conte e brani originali composti dalla band. I cinque ragazzi hanno aperto anche live di Roberto Vecchioni.

Nella loro musica convivono le influenze della musica classica, jazz e d’autore italiana in uno stile proprio degli “esposti”, sempre eleganti, moderni, pronti ad osare con il suono e con le parole con l’intento di scuotere e divertire l’ascoltatore in un mix perfetto di ironia e amarezza. Nella loro musica non manca però la dolcezza, il romanticismo e quello che in una parola di cinque lettere, per restare in tema con il quintetto, si definisce ‘amore’. Basta ascoltare Al Pianterreno, quinta traccia dell’ultimo album che prende il nome dalla stessa, per esserne rapiti dalla sua delicatezza che descrive perfettamente l’immagine del risveglio: due amanti sono ancora nel letto quando giungono le prime luci del mattino, l’innamorato contempla la compagna che dorme perché “l’amore sta nella semplicità, nei piccoli gesti” come afferma Matteo prima dell’esecuzione e ancora “al pianterreno è il punto di partenza per noi […] All’ascolto ciascuno provi a costruire il proprio pianterreno…”. Il brano non descrive l’immagine solo attraverso la parola, ancor più bella grazie al caldo timbro di Matteo, ma anche attraverso l’avvolgente accompagnamento che inizia con l’intro di djembe seguito da un crescendo graduale degli altri strumenti: un vero e proprio risveglio.
Un nuovo inizio per il Quintetto Esposto che aveva già inciso il primo EP Naufraghi con quattro tracce unite dal tema del viaggio; in particolare di quello in mare: Gitana, Per Elizabeth, La ballata del naufragio e Profughi. “L’EP ‘Naufraghi’ è nato da un primo brano, ‘Profughi’, che abbiamo scritto in sala prove con il nostro primo bassista Luca Cantaboni. Si tratta di un brano che abbiamo smesso di eseguire perché non ne siamo molto soddisfatti. Dopo ‘Profughi’ abbiamo iniziato a scrivere diversi pezzi, sono nati: ‘La Ballata del Naufragio’ che Matteo voleva fare in maggiore e che poi abbiamo trasformato, seguito da ‘Gitana’ e ‘Per Elizabeth’. Questi quattro pezzi sono inclusi nel primo EP. Successivamente abbiamo deciso di riprendere tre brani, abbiamo escluso quindi il primo, e sull’onda di quei brani, dopo qualche modifica nell’arrangiamento, abbiamo completato il disco ‘Al Pianterreno’ per un totale di dieci tracce. Non si tratta di un’evoluzione, bensì di un percorso” afferma Luca.

Con il primo e vero proprio album Al Pianterreno è evidente l’ulteriore salto di qualità, l’attenzione ai dettagli, quella cura dei particolari che rende i loro brani unici.
Nelle composizioni si sente la raffinata ricerca nell’equilibrio tra la parola, il tessuto strumentale e quello ritmico. Edoardo: “scriviamo sempre prima la musica e poi lavoriamo con Matteo e Nicola alla stesura del testo, per avvicinarla alla sonorità del brano da un punto di vista musicale. Sono abituato ad improvvisare prima una linea, se funziona comincio a lavorare alle varie parti e a renderle più legate possibili anche al movimento degli accordi. Tutto parte sempre dall’improvvisazione sia per scrivere i brani che per i solo. […] Stiamo parlando di una ‘canzone’, quindi è naturale che la musica cerchi di sottolineare degli aspetti che richiamino la voce e quindi il testo… è come cercare una terza immagine: c’è l’immagine della musica, quella delle parole e nel mezzo la terza, ovvero il lavoro tra le due”.
Questo intreccio tra l’importanza della parola e quella della musica si evidenzia secondo Matteo in Al Pianterreno, quinta traccia: sette minuti circa di strumentale e un minuto e mezzo di cantato. Ciò rende in particolar modo l’idea di una situazione dipinta dalle mie parole che poi si evolve grazie alla musica. Una ricerca, quella di sviluppare sia da un punto di vista delle parole che dal punto di vista musicale, per evocare un’immagine, una sensazione”.

Si può leggere la forte intesa che lega il gruppo in ogni brano, misura, nota, pausa. Grande tecnica evidenziata dal virtuosismo chitarristico e pianistico, strumenti in continuo dialogo, si alterna a momenti di riflessione intimistica, dove il testo, cantato o parlato, diviene il focus. Ed è proprio nei testi che si leggono le anime dei giovani legati al movimento Romantico come afferma Nicola: siamo schiavi dell’idea romantica, in maniera positiva ovviamente. Troviamo l’ispirazione nella notte e non solo… i nostri scenari sono abbastanza ricorrenti, parliamo della notte, del vento, della luna e anche della nebbia. Queste sono però cose che fanno parte di un nostro linguaggio che fanno intendere la nostra profondità interiore. Si tratta della nostra modalità di scrittura. Probabilmente avremo sempre questo tipo di immagini, di inquietudini, siamo un po’ romantici”. Gli esposti infatti ambientano molti testi di notte, come in Notti di liquore, Per Elizabeth, Gitana, Corrida di anime e la Ballata del naufragio… nelle ultime tre la luce è anche un elemento essenziale in opposizione alle tenebre. “Le prime canzoni che abbiamo scritto sono canzoni che raccontano cose che sono effettivamente accadute, poi le abbiamo un pochino romanzate. ‘Per Elizabeth’, per esempio, è il racconto di una serata dall’inizio alla fine. ‘Gitana’ è nata in una notte di fine agosto al monte Maddalena. Effettivamente la notte è la situazione in cui siamo più a nostro agio, anche nelle ultime canzoni. Nicola, Federico ed io siamo andati alla Madonna della Stella a Cellatica, a mezzanotte, e abbiamo scritto due canzoni” (Matteo). Anche il vento è uno degli elementi più ricorrenti nei testi, per Matteo “il vento è l’andare avanti delle cose. È sempre presente, come il nostro percorso”.

Percorriamo rapidamente la tracklist: Gitana, Corrida di anime, Ballata del naufragio, La vecchia Betsie, Al pianterreno, Capri, Notti di liquore, Per Elizabeth, Chiamata alle arti e Sipario.
Edoardo: “otto giri li ho scritti io, due Luca. Lui ha scritto ‘Chiamata alle arti’ e ‘Capri’ e, secondo me, ‘Capri’ è il migliore brano del disco. C’è molta differenza fra i due modi di scrivere brani, ciononostante riescono ad essere molto amalgamati nell’insieme di disco”.
Capri racchiude il sapore musicale Mediterraneo; nei suoi versi “Io continuo questa rotta che di prove per me ne ha molte, sciocco buffone della sorte che guardo oltre le apparenze” Nicola spiega: “sono una sorta di augurio. Abbiamo scritto il testo io e Matteo. Un augurio, un buona fortuna a noi per riuscire a continuare senza scoraggiarci in tutti gli ambiti dove siamo impegnati, non solo in quello musicale. Con questo brano vogliamo mettere a disposizione degli altri le nostre paure e la nostra fragilità, anche di giovani musicisti alle prese con le difficoltà della strada del musicista, il vivere e il soffrire… è un augurio a noi per cercare di superarle”.

Chiamata alle arti è un vero e proprio invito a tutti gli artisti per cambiare il mondo: “Munitevi menestrelli di pergamene e calamai, rifornitevi pittori dei colori più vivi che mai, unitevi violoncellisti, suonatori di arpa e violino, poeti utopisti e banditi di questo Paese in declino. Perché gli artisti non hanno timore […] presentatevi o miei prodi, noi dobbiamo salvare il mondo circa all’una e 35, nuovi colori sullo sfondo, armati di un pensiero di una storia a lieto fine, convochiamo le arti e tutto ciò che è sublime. Daremo vita tutti insieme alla più grande delle feste, balleremo fino al mattino corteggiando anche le stelle, capaci di tutto e padroni di niente se non di un sogno appena nato che prende il volo si trasforma e ti lascia senza fiato […]”. Matteo: “era da giorni che mi svegliavo con l’idea del fatto che ovunque guardassi ci fosse un attacco di uno Stato pronto ad invadere qualcun altro… mi ero stufato. Allo stesso tempo avevo visto in televisione un intervento di Sollima che stava facendo i ‘100 violoncelli’ e mi è venuta l’idea di un esercito di musicisti tutti insieme”. Luca ha scritto la musica: “mi sono seduto al pianoforte e ho creato un giro… mi piacciono i bassi con solo terza e settima che si spostano di grado congiunto”.


Una chitarra acustica strumming apre l’ultimo brano, Sipario, arricchito dalla parte strumentale dell’apertura che accompagna i versi “un’emozione difficile che non riesco a spiegare, come quando apri gli occhi e c’è fuori la neve, un sogno tangibile, un’esperienza reale che ti scombina ma non può farti male”, tra i più bei versi della musica italiana.

La melodia vocale, il testo, il tessuto pianistico di Luca e quello chitarristico di Edoardo, ricchi di accenti in levare e ritmi sincopati, sono animati, proprio come una fiamma, dalla precisa e ben definita linea di basso di Federico (che ha sostituito Federico Brembati) e da Nicola, “Sua Maestà il ritmo”, così Matteo ama chiamarlo durante i concerti; con il Quintetto Esposto nulla è affidato al caso.
Viene da chiedersi come facciano questi giovanissimi musicisti bresciani a possedere qualità che possono vantare solo alcuni grandi nomi della musica con oltre 40 anni di esperienza; oltre all’indiscutibile e grande talento sicuramente gli esposti hanno competenze acquisite negli anni di studio presso Conservatori e scuole di musica: Edoardo Baroni, classe 1991, studia dal 2002 al 2010 chitarra moderna con l’insegnate Luciano Poli presso l’istituto L’altroSuono. Dal 2008 al 2010 approfondisce il linguaggio jazz con i Maestri Roberto Soggetti e Sandro Gibellini, contemporaneamente studia ‘musica d’insieme’ presso l’istituto L’AltroSuono con il maestro Angelo Peli. Nel 2014 consegue il diploma di Chitarra Jazz presso il Conservatorio Luca Marenzio di Brescia. Federico Bianchetti, 1994, si avvicina allo studio del violoncello all’età di 7 anni, una passione che lo accompagnerà fino ad oggi: sta frequentando infatti il decimo e ultimo anno di violoncello presso il Conservatorio della sua città, presto conseguirà il diploma. Con il Quintetto Esposto suonerà il violoncello nel prossimo disco. Da marzo 2014, data che segna l’inizio della sua collaborazione nel quintetto è bassista. Il basso elettrico l’ha scoperto ai tempi delle scuole superiori, è autodidatta. Luca Capoferri, classe 1991, pianista classico, jazz e moderno è anche compositore. Ha iniziato a studiare pianoforte all’età di 4 anni. Maestro di Pianoforte diplomato con 110 e lode al Conservatorio Luca Marenzio di Brescia. Lo scorso anno è stato Maestro Collaboratore nella classe di canto del M. Pastorello presso la stessa istituzione, dove poi è stato nominato Assistente alla cattedra di Armonia e Contrappunto. Da circa due anni è il pianista dell’Orchestra del Festival Pianistico Internazionale di Brescia e Bergamo. Ha lavorato come Maestro Collaboratore di sala al Teatro Grande di Brescia, Ponchielli di Cremona, Valli di Reggio Emilia, Fraschini di Pavia e Comunale di Como. Anche Matteo Ceragioli è nato nel 1991 e ha iniziato ad avvicinarsi al mondo della musica in tenera età, a soli 3 anni, il pianoforte è stato il primo strumento, a 7 anni si rende conto che il pianoforte non è il suo strumento e passa alla chitarra, che studierà per gli 11 anni che seguiranno sotto la guida del M° Angel Galzerano. È stato proprio lui a spronarlo di cantare, insieme formeranno un duo acustico, omaggio alla musica del Faber, musica che per Matteo segna le radici del Quintetto Esposto. Nicola Romano, il più ‘vecchio’ tra gli esposti, classe 1990, scopre il mondo delle percussioni da giovanissimo, già a 6 anni inizia a frequentare i primi corsi di percussioni etniche. A 11 anni inizia a studiare batteria e dopo poco i progetti dal punk rock all’hard rock anni ’70; qualche anno fa la svolta musicale ed artistica: nuovi orizzonti adatti ad una musica più intima e tranquilla portano Nicola ad iniziare a comporre testi oltre a ricercare suoni più adatti al genere del cantautorato.

Il Quintetto Esposto dimostra come i giovani abbiano ancora tanto da dire e meritino di affermarsi in un panorama ben più ampio: “si spera di avere sempre più possibilità di suonare e di farsi notare in giro. L’idea del gruppo è quella forse un po’ banale come definizione, ma di sperare nel successo, di aprire gli orizzonti del gruppo e di potersi esprimere anche in luoghi diversi, poter uscire ed essere apprezzati” (Federico).
I nostri cinque simpatici ragazzi ci hanno svelato qualche anticipazione riguardo al prossimo album: “sarà un disco di otto brani inediti in lingua italiana, due in meno rispetto al precedente perché vogliamo puntare maggiormente sugli arrangiamenti e sulla qualità di otto brani. L’impronta sarà diversa rispetto a ‘Naufraghi’ e ‘Al Pianterreno’, ci stiamo spostando più verso orizzonti pop. Un po’ lontano rispetto al cantautorato di Paolo Conte, che si può considerare musica jazz, come in parte è accaduto con ‘Al Pianterreno’. Ci siamo avvicinati alla composizione di musica pop con un taglio inglese. Saremo in studio dal 3 al 13 gennaio. Lo registreremo a Bordighera, in Liguria, da Dario Mollo, uno dei più famosi produttori in ambito rock”.

Continua a seguire il Quintetto Esposto per scoprire le prossime date dei concerti e news sul nuovo disco: sito ufficiale, pagina facebook, iTunes, Spotify.

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