Muore Charlie Haden, contrabbassista che aveva contribuito alla “forma del jazz a venire”

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Ci ha lasciato dopo una lunga malattia Charlie Haden, 76 anni, uno dei musicisti più influenti nella storia del jazz. Contrabbassista dell’ormai leggendario quartetto losangelino di Ornette Coleman, con il suo strumento ha dato un contributo fondamentale a The Shape Of Jazz To Come (Atlantic, 1959), il primo disco di free jazz, che si imponeva di uscire dagli schemi conosciuti del bop per lanciarsi in territori inesplorati, dove l’unica regola era la totale libertà degli esecutori nelle improvvisazioni. Sembrava un progetto ambizioso, e invece Haden con i suoi tre compagni – oltre a Coleman, Don Cherry e Billy Higgins – la forma del jazz a venire è davvero riuscito a modellarla, liberando il contrabbasso dal suo ruolo ritmico e scoprendo le sue straordinarie capacità liriche nascoste.

La carriera di Charlie Haden però non nasce nel jazz, ma è iniziata nel country, quando già a due anni il piccolo musicista cantava nel gruppo di famiglia. Il contrabbasso lo impugna per la prima volta a quindici, dopo aver perso la capacità di intonare la voce a causa della poliomielite. Un background che non l’ha mai abbandonato, rispuntando fuori spesso e influenzando anche il suo rapporto con il jazz. Due generi che lui trovava intimamente connessi perché, come sosteneva parlando del suo primo disco country Rambling Boy (Decca, 2008), ” sono entrambe musiche della povera gente, che rappresentano la lotta per l’indipendenza, l’identità e il riconoscimento”.

Nel corso della sua lunga e fortunata carriera, Haden ha spaziato tra molti generi, e ha avuto modo di collaborare con molti grandi della musica, solo per citarne alcuni: Keith Jarrett, Jan Garbarek e Egberto Gismondi, Pat Metheny, Paul Motian, Chet Baker, Art Pepper, Wadada Leo Smit, Ringo Starr, John Scofield, Beck, Dizzy Gillespie.

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