The Dirty Affair: otto tracce per il primo album dei Kezia!

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I Kezia si raccontano in un’intervista per promuovere la campagna su idiegogo: dai un piccolo contributo per la realizzazione del loro primo album The Dirty Affair, otto tracce tutte da assaporare.

La band bresciana è attualmente composta dai giovani Alberto Armanini (tastiera), Antonio Manenti (chitarra) e Pierlorenzo Molinari (voce). Hanno preso parte all’incisione del primo album anche Andrea Piovani (basso) e Matteo Vigani (batteria).

Raccontateci come sono nati i Kezia e l’origine del nome.
I Kezia nascono dalle ceneri di un altro progetto: i Bomba Effervescente (2003-2013 R.I.P.). Cos’erano i Bomba Effervescente? Una cooperativa della buona musica: ogni componente della band portava idee che non avrebbe potuto sfruttare in altri progetti. E il gruppo cresceva, cresceva, cresceva, oh come cresceva.
KEZIA 2L’idea si fece verbo e il verbo si fece carne. E venne ad abitare in mezzo a noi. Finché non decidemmo di cambiare nome, perché Bomba Effervescente non vuol dire niente; non che Kezia abbia un significato più profondo, è un nome da donna e a noi piacciono molto le donne. Dio, se ci piacciono le donne.

‘Prop’, così definite il vostro genere, è un mix di sonorità prog-metal e pop. Se doveste descrivere in cinque aggettivi la vostra musica quali scegliereste?
Imprevedibile, goliardica, robusta, amabile, fresca.

Quali sono le band del passato e/o del presente che hanno influenzato maggiormente il vostro stile?
In rigoroso ordine d’importanza. Pooh, Liquid Tension Experiment, Muse, Dream Theater, Toto, Toto Cutugno, Diablo Swing Orchestra, System Of A Down, Protest The Hero, Frank Sinatra, Cab Calloway, ma tutti dicono che siamo gli eredi dei Queen.

Tutti hanno un sogno nel cassetto… qual è il vostro?
Fare talmente tanti soldi da poterci permettere un truccatore personale che ci conci da ciccioni o da vecchi per uscire a cena nel weekend.

Da poche settimane avete avviato una campagna di crowdfunding pubblicizzata con il simpatico video registrato in una cucina. È stata molto interessante la scelta di utilizzare termini semanticamente appartenenti all’ambito culinario: affiancare metaforicamente la musica al cibo è stata una strategia di mercato vista l’eccellente grand cuisine che vanta il nostro Paese?
Il cibo è la nostra più grande passione dopo la musica. Il cibo siamo noi stessi. Noi siamo il cibo che mangiamo. Manduco ergo sum.

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Avete scelto la via dell’inglese per far conoscere la vostra musica ad un pubblico più vasto, per varcare i confini della nostra piccola penisola. In questa intervista avete l’occasione di invitare però anche i curiosi connazionali ad ascoltarvi e ci auguriamo che molti si appassionino e inizino a seguirvi. Un messaggio o uno slogan firmato Kezia?
L’Italia è il Paese che amiamo. Qui abbiamo le nostre radici, le nostre speranze, i nostri orizzonti. Qui abbiamo imparato dai nostri padri e dalla vita il nostro mestiere di suonatori. Qui abbiamo anche appreso la passione per la libertà. Abbiamo scelto di scendere in campo e di occuparci della cosa pubblica perché non vogliamo vivere in un Paese illiberale, governato da forze immature e da uomini legati a doppio filo a un passato fallimentare. Per poter compiere questa nuova scelta di vita abbiamo rassegnato le nostre dimissioni da ogni carica nei gruppi che abbiamo fondato. Rinunziamo dunque ai nostri altri ruoli per mettere la nostra esperienza e il nostro impegno al servizio di una battaglia in cui crediamo con la più grande convinzione e la più assoluta fermezza.

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