Orchestra Cocò, intervista dietro le quinte di Acoustic Franciacorta

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Cominciamo l’intervista parlando del vostro ensemble: Orchestra Cocò, mi spiegate meglio l’origine di questo nome e la nascita del vostro trio? Da quanto dura il vostro sodalizio artistico?
Lucio Villani: Orchestra Cocò è ‘frequentata’ attualmente da Augusto Creni, Marco Maturo e me. Creni e Maturo suonano le chitarre, preferibilmente manouche, e io suono il contrabbasso e canto. Ci siamo conosciuti in Francia al Festival Django Reinhardt de Samois sur Seine dedicato appunto a Reinhardt, che è l’ispiratore, il maggior suonatore e divulgatore di questa musica, perché di fatto un pezzo se l’è inventata lui!
Orchestra Cocò perché, come dice sempre Augusto Creni, ‘Orchestra perché orchestra, Cocò perché Cocò’.

Uno degli obiettivi del vostro terzetto è quello di cantare e raccontare canzoni, possibilmente italiane, sicuramente riviste attraverso un’ottica diversa, il modernissimo arrangiamento Cocò”. Potete spiegarmi meglio in cosa consiste questo ‘modernissimo arrangiamento Cocò’? Cosa hanno in comune le musiche italiane anni ’40 con le melodie gipsy di Django Reinhardt?
Marco Maturo: il modo di arrangiare certi tipi di musica era diffuso in tutta Europa e anche in Italia c’era un modo di sentire quello che arrivava dall’America, quindi lo swing, e un modo di suonare la chitarra in una maniera molto simile a Django Reinhardt. In particolare, uno dei nostri primi ispiratori è Zuccheri, che era il direttore di un quintetto ritmico che, negli anni in cui erano in voga le canzoni che noi suoniamo, accompagnava diversi cantanti. Il suo quintetto era parte di diverse orchestre che accompagnavano i concerti dell’epoca. Quello stile musicale era ‘frequentato’ anche in Italia, anche se si conosce poco questa cosa, perché giustamente la fama di Django è stata sempre superiore.
Il nostro stile si rifà all’idea delle orchestre italiane, quindi a riprodurre quello che possiamo fare noi in tre, ma come se fossimo una grandissima orchestra. Lo stile sembra moderno, ma ci ispiriamo a piene mani agli anni ’50. Tutto nasce dal nostro gusto, abbiamo tre menti che spesso si scontrano e da questo incontro/scontro nasce qualcosa di nuovo.

Avete all’attivo due album: il primo Passepartout – Canzoni d’amore (2012) e il secondo Hot Club (2013), che vanta la collaborazione con Giorgio Conte. Nei vostri album sono presenti anche brani originali, come nascono queste nuove composizioni?
I brani originali nascono dalla necessità di confrontarsi e dalla volontà di provare a dire qualcosa che fosse simile a quello che suonavamo, che fa parte di un altro tempo. I commenti più belli che sono ci stati fatti è che le nostre due composizioni, che per ora sono solo due, non stonavano con il resto dei brani registrati nei dischi.

Oggi si potrebbe dire che voi suonate canzoni vintage… In che modo i vostri brani riescono a destare interesse anche tra le giovani generazioni?
Possiamo fare un parallelo con alcune cose che stanno succedendo: in questo periodo sta andando di moda il ballo di quegli anni, ci sono diversi corsi di charleston, per cui ogni tanto ci capita anche di partecipare come accompagnatori. Quindi possiamo dire che questa è la riscossa. È nell’aria la ricerca di questo tipo di musica, forse perché è un po’ meno sofisticata. Noi suoniamo dal vivo e la produzione di quel tipo di musica era nata da strumenti veri, non ci sono artifici post produzione.

Avete mai pensato ad una collaborazione con una cantante donna?
Abbiamo fatto collaborazioni con cantanti donne in alcuni concerti, abbiamo suonato a Londra con una nostra amica Marta Capponi, e a Torino con un paio di cantanti.

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Visita il sito ufficiale dell’Orchestra Cocò e visualizza la Music Wall Photo Gallery del loro concerto!

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