La chitarra classica impressionista di Giorgio Signorile

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Giorgio Signorile è un chitarrista classico di Cuneo che ha scelto di parlare alla gente attraverso una musica impressionista, immediata e sincera.

Riflessi è il suo ultimo lavoro discografico e da anni è insegnante in una scuola ad indirizzo musicale. Viaggi, incontri con culture lontane e l’utilizzo della chitarra come chiave d’accesso e di conoscenza verso nuove genti, questi sono gli elementi più rappresentativi del suo recente passato.

Durante un concerto avevi detto che lo spettatore, quando ti ascolta, fa un viaggio in casa tua, nel tuo mondo. Che rapporto hai con lo spettatore?
Faccio una piccola premessa dicendo che ho studiato chitarra al conservatorio ma non composizione quindi, non sapendo scrivere in modo accademico, mi faccio condurre dall’emozione e dalla condivisione col pubblico. Amo scrivere sulla scia di emozioni vissute, luoghi conosciuti, sensazioni provate e, amando la melodia, non potevo che scrivere in un modo che ricorda quei quadri tardo-impressionisti che immediatamente suscitano un’emozione per chi li guarda, senza bisogno di dover fare un’analisi tecnica. Quando dico ‘benvenuti a casa mia’ è perché casa mia è un luogo fatto di persone care e la musica che scrivo è semplicemente la trasposizione in musica di questi affetti, paesaggi ed emozioni. È con una certa contentezza e soddisfazione che, durante i concerti, questo scambio di emozioni ha un esito positivo; solitamente mentre suono tengo gli occhi chiusi e, durante un concerto a Catania, ho aperto gli occhi e ho visto due ragazzine in prima fila che piangevano ed è stato emozionante perché capisci di aver ottenuto un grande risultato da musicista ma soprattutto da uomo. Io non capisco quelli che considerano la musica solo come un lavoro e non come parte della propria vita. Vita e musica devono fondersi in modo amabile, gentile.

In che modo lo stile classico può ancora oggi affascinare e coinvolgere il pubblico?
Più che un discorso di chitarra classica, è un discorso di onestà intellettuale. Se uno fa il chitarrista lo fa perché ci crede e ha qualcosa da dire agli altri. Questa comunicazione deve avvenire con moderazione, leggerezza. Melodia e comunicazione sono per me fondamentali; quando il pubblico ti vede sincero ed onesto, ti ascolta molto più volentieri.
Quindi si tratta sempre di un discorso di onestà; io non voglio essere un virtuoso, sono un chitarrista conscio delle mie capacità e scrivo musica cercando di farlo nel migliore dei modi e con assoluta sincerità ed onestà. Anche gli errori sono funzionali a conoscere una parte di se stessi che non si conosceva. Negli anni ’70 si ripeteva spesso la frase ‘conosci te stesso’, che è un invito a godere il momento che si sta vivendo.

Hai fatto numerosi viaggi in tutto il mondo. I suoni diversi che hai sentito ti hanno ispirato per la composizione di nuovi brani?
Io non ho mai voluto copiare la musica del posto, non è nel mio stile. Invece ho sempre cercato di capire lo spirito di quei posti e ciò che ho visto e ascoltato si è fuso nel cuore diventando prima suggestione emotiva e poi musica. Le esperienze vissute durante i miei viaggi, le cose che ho visto e ascoltato sono state sempre filtrate dalla mia cultura.

Di recente alcune tue composizioni sono state inserite in CD prestigiosi di chitarristi italiani noti come Lucio Matarazzo e Giulio Tampalini. Come sono nate queste collaborazioni?
Non siamo molti chitarristi in Italia che fanno questo genere, ci conosciamo un po’ tutti e queste collaborazioni sono nate più per affinità mentali e di serenità nel vivere la musica, quindi non è una questione di affinità di repertorio. La musica non cambia il mondo, cambia te stesso e, se cambia te stesso, forse influenza qualcuno che è vicino a te.
In certi casi si cerca di difendere il proprio orticello in modo anche un po’ rabbioso, invece io amo circondarmi di persone che mi fanno entrare nel loro giardino e che mi danno la possibilità di fare scambi. Mi piace molto suonare in contesti differenti, come quello di Acoustic Franciacorta, perché nel mondo della chitarra acustica ci sono molti amatori, si percepisce meno stress e si uniscono differenti stili, dalla canzone d’autore alla musica classica.

Il tuo ultimo album Riflessi è uscito nel 2011. Quali sono i progetti per il tuo futuro?
Lavoro con la Ut Orpheus, casa editrice di Bologna, con la quale, tra autunno e inverno, farò uscire una serie di mie composizioni sulla falsa riga di Riflessi, quindi brani che sono affreschi un po’ impressionisti e che, in quattro o cinque minuti, vogliono dare suggestioni anche visive a chi li ascolta.

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