L’Hard Bop pulsa ‘Step Up And Play!’

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Il primo disco del Michele Carletti Quintet lascerà una traccia nella storia del Jazz.
Intervista al leader del quintetto.

Il 26 luglio 2014 non è un giorno qualunque per Michele Carletti, batterista bresciano che ha saputo distinguersi in Italia e all’estero. Nel pomeriggio di quel sabato, in sole quattro ore, Michele ha inciso il primo disco del quintetto che lo vede come leader, il Michele Carletti Quintet.Carletti copertina disco
Negli studi della CatSound Records si sono riuniti cinque grandi artisti del panorama jazz internazionale per registrare otto tracce di autentico Jazz, oltre a Michele (batteria): Joe Magnarelli (tromba), Jesse Davis (sassofono contralto), Felice Cosmo (pianoforte) e John Webber (contrabbasso). È stata una magia, come se ognuno di noi avesse già in testa il Sound che sarebbe uscito da ogni brano. Abbiamo registrato vecchio stile, il suono è quello dell’insieme. Eravamo tutti in una stanza con solo le pareti in plexiglass per isolare la batteria. Abbiamo fatto il disco in mezza giornata. Il giorno precedente ci eravamo trovati per una prova a Bologna”.

Music Wall vi accompagnerà in un viaggio alla scoperta di Step Up And Play! con le parole di Michele.

È un disco a cui tengo moltissimo, il mio primo disco come leader. Per me è un sogno. Ho registrato con coloro che ritengo i miei idoli, loro sono dei veri e propri fenomeni: ho imparato a suonare il jazz grazie all’ascolto dei loro dischi.
Sono molto amico di John Webber, bassista, contrabbassista tra i più grandi al mondo: ha lavorato tra gli altri con Johnny Griffin, Cedar Walton e Harold Mabern. Ci siamo conosciuti due anni fa ai seminari di Isola del Cantone We Love Jazz, lui era docente, una persona molto tranquilla e una bella persona. Successivamente ho vissuto due mesi a New York, John mi portava con sé a suonare in giro per i locali in jam session. Mi ha fatto conoscere e innamorare di NY.
Una volta tornato a casa ho continuato diverse collaborazioni. Suono la batteria con musicisti bresciani nel Cosmo Quintet: Paolo Malacarne (tromba), Felice Cosmo (pianoforte; suona anche nel disco), Luca Ceribelli (sassofono tenore) e con diversi bassisti, prima Lenny Scalvini, poi Andrea Bugna ed Enzo Frassi, adesso stiamo lavorando con Giulio Corini. Scriviamo pezzi: prepariamo le melodie e poi improvvisiamo. Si tratta di Hard Bop, il jazz che piace a me. È jazz e basta.
Io e John siamo rimasti in contatto; lui è sempre in giro per il mondo, dopo il mio primo viaggio negli States John mi ha fatto sapere che sarebbe venuto in Italia. Sono andato al suo concerto a Bologna, un concerto pazzesco con Willie Jones, Jim Rotondi e Danny Grissett; il giorno dopo abbiamo suonato all’Enosteria di Brescia. Nel viaggio in macchina verso Brescia John mi ha chiesto cosa avessi in programma… gli ho parlato del quintetto e dell’intenzione di fare un album. Mi ha detto: ‘dai che lo facciamo insieme il disco’; credevo fosse una battuta. Poi, una volta tornato negli Stati Uniti, mi scrive una mail informandomi che sarebbe tornato in Italia a luglio e che avremmo registrato il disco. John aveva contattato Magnarelli e Davis, entrambi in Italia in quel periodo, il primo a Bologna per dei seminari, mentre il secondo a Verona. Loro vivono nello stesso circuito a NY, lo Smoke, il Village Vanguard, ecc. Siamo riusciti a mettere insieme il quintetto, ero davvero molto emozionato. L’abbiamo registrato a Rovigo in uno studio molto quotato”.

La scoperta del jazz

“Mi sono avvicinato alla musica da piccolo. Ho iniziato a suonare clarinetto e chitarra, ma il focus era sempre stato per la batteria. Da ragazzino ho studiato con Abeni, poi con Antonio Golino alla scuola di Alfredo Golino, ma verso i 18-19 anni avevo già il pallino del jazz e Antonio era uno che suonava davvero tanto jazz. Nel frattempo ho sempre lavorato: cinque anni in banca, poi ho detto basta; non mi piaceva. Mi sono iscritto alla Civica di Milano, dove ho conseguito il diploma. Ho studiato quindi con Tony Arco, un grandissimo insegnante. Ho iniziato a frequentare seminari, perché quando senti i musicisti americani è tutta un’altra cosa… ai seminari conosci e parti, anche per NY. Ora vado tutti gli anni negli Stati Uniti, vivo a casa di John a New York, nel Bronx.
Ho sempre ascoltato musica piuttosto ‘nera’: mi piace tantissimo il reggae e negli anni ho suonato parecchio anche musica cubana, Buena Vista piuttosto che Compay Segundo. Nonostante abbia una valanga di dischi rock e suonassi rock da ragazzo, non mi sono mai addentrato più di tanto nel rock alla Led Zeppelin”.

Carletti Michele 2

Step Up And Play!

Ciascun brano è importante per me. È la mia fotografia. È come sono ed è ciò che sogno adesso. Sono al settimo cielo con questo disco, è quello che voglio dire ora. È vero, lo stile è del passato, però si continua ad andare avanti, a portare avanti uno stile con nuove composizioni. Questo è il mio suono.
Ci sono varie scuole di pensiero: alcune tendenti al free jazz, altre al bebop o hard bop, che considero ‘il Jazz’. Siamo nel 2014, il sottoscritto Michele Carletti e compagni non vestiamo anni ’50-’60, ma suoniamo e scriviamo musica di quegli anni. Divento matto per la musica di Hank Mobley, Johnny Griffin, Cedar Walton, John Coltrane in Blue Train e molti altri… l’hard bop. Secondo me il più grande di tutti è Art Blakey, è il più grande batterista di tutti i tempi”.

All’ascolto di queste otto favolose tracce si potrebbe identificare un avvicinamento stilistico proprio alla visione di quintetto di Art Blakey and the Jazz Messengers.

L’album si apre con Hard News, scritta da Carletti e Cosmo.
“Nonostante gli studi di armonia e il superamento degli esami, il mio punto di vista di composizione non è armonico. Quando suono con gli altri musicisti comprendo le linee melodiche, le armonie, ma ho un mio modo di ragionare da batterista, sento la canzone nell’insieme. Io e Felice ci troviamo spesso anche solo per studiare e trascrivere. Hard News è nata durante una prova con Andrea Bugna al basso, in trio, siamo partiti con una progressione di accordi e abbiamo detto ‘vediamo cosa succede’. Non abbiamo pensato all’armonia, ma siamo partiti con una linea melodico-ritmica… tutti i brani sono nati in maniera spontanea proprio come Hard News. Si è cantato il pezzo e poi l’abbiamo calmato. Io e Felice abbiamo abbozzato un’idea poi lui si è chiuso una settimana in casa ed è tornato con una cosa bella”.
Sette minuti di pura emozione. Il titolo identifica ‘notizie serie che parlano di attualità e cronaca’, un’ulteriore garanzia per i pezzi che seguiranno; dimostra che i cinque fanno sul serio. 8 misure di intro con piano, batteria e basso. Entrano poi Davis e Magnarelli con il tema, un tema splendido che si memorizza facilmente. Tre giri da 16 misure ciascuno, quindi 48 misure, per il solo di Jesse, che durante la libera improvvisazione ripropone anche frasi di improvvisazione tematica, variando così il tema con cromatismi e quant’altro. Viene poi il turno di Joe alla tromba, un altro solo di 48 misure che precede quello di Felice al pianoforte che rimanda, tra le altre cose, alla scala minore armonica, all’uso di arpeggi, sincopi e progressioni. Il tutto accompagnato da un tessuto ritmico di Michele alla batteria e da una linea di basso di John eccezionali.

Moon River, seconda traccia, è un brano scritto da Henry Mancini, un vero e proprio omaggio ad uno dei più grandi compositori, lo conoscerete sicuramente per la Pantera Rosa oltre che per Moon River, brano portato al successo dal film Breakfast At Tiffany con il quale ha vinto l’Oscar per la migliore canzone nell’edizione del ’62. Qui il Michele Carletti Quintet assorbe l’atmosfera e la sonorità del primo quintetto di Miles Davis, quello con John Coltrane, Paul Chambers, ‘Philly’ Joe Jones e Red Garland. L’arrangiamento è molto interessante: il brano semplice ternario viene adattato in un tempo semplice quaternario “scorre… è una bella cosa. Mi piace”.Carletti foto 4
John al basso inizia con un’anacrusi per 4 misure, entra poi Joe alla tromba che propone il tema per 16 misure prima di essere accompagnato, nella seconda riproposizione del tema, da Michele alla batteria e da Felice al pianoforte. Una romantica melodia perfettamente eseguita che precede il solo di Joe per due giri, seguito da quelli di Jesse e Felice, due giri per ciascuno prima di ritornare al tema proposto dal sassofono seguito dal duo tromba – basso nel secondo ed ultimo giro.

Con il terzo brano si torna agli inediti con un brano scritto da Michele e Felice: Bubanà. “Il nome è un suono. Questo pezzo doveva essere stride, a ottavi dritti, molto più moderno, frenetico… alle prove, il giorno prima della registrazione, John parte con il pedale stile afro… ecco Bubanà”.

Segue Bob Berg, scritta da Ceribelli e Cosmo, una ballad condita da una raffinata melodia.

La quinta traccia è quella che dà il nome all’album Step Up And Play!, scritta da Carletti.
“John mi aveva suggerito di chiamare il disco ‘Jump Street’, ‘salta nella strada’ in gergo newyorkese, ovvero ‘l’introduzione’, ‘si comincia’, questa è la ‘prima cosa’… poi però, durante la pausa pranzo del giorno della registrazione, John mi propone di incidere un pezzo da batterista essendo il mio disco. Ci siamo canticchiati un tema di un blues vecchio stile e poi abbiamo impostato l’ordine per i solo: prima degli scambi, delle chase, poi pianoforte, seguito dal contrabbasso poi ci sarebbe dovuto essere il solo di Joe e Jesse insieme. Iniziamo a suonare, era un blues da una take e basta, non aveva senso farne una seconda, era tutto d’istinto. All’inizio del solo di pianoforte ho visto Jesse Davis che stava guardando il sassofono, aveva perso una chiavetta e si era messo a cercarla con Joe. Salta quindi il loro solo. Ho fatto un altro solo di batteria per circa due minuti, oltre agli scambi, al tema di batteria, un altro solo: Alzati e suona! Step Up And Play!” .

Seguono Dig Dis di Hank Mobley e On TipToe di Felice Cosmo. Oltre ai sette brani c’è anche una bonus track, si tratta di Samba Fortuna, scritta da Piero Piccioni “un compositore italiano, compositore pazzesco, da buon italiano ci tenevo a reinterpretare un brano di un compositore italiano. Ero convintissimo che gli americani si sarebbero divertiti come matti ed è successo. È la colonna sonora di  ‘Il medico della mutua’ con Alberto Sordi nei panni del Dottor Tersilli”.

Carletti frase Max Gordon
Vi invitiamo a seguire Michele nei prossimi concerti in giro per i jazz club della nostra penisola, dove potrete ascoltare i brani dell’album con il quintetto italiano, il Cosmo Quintet, e con la formazione americana del Michele Carletti Quintet nei festival jazz d’Italia (per la formazione americana in Italia si dovrà attendere con molta probabilità aprile 2015). Per informazioni: profilo facebook.

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