Edwin Bischeri: “artista di strada” come stile di vita

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Una chitarra, un’armonica, il cajon, dei cimbali e la sua voce, questo è quello di cui si serve Edwin Bischeri per intrattenere il pubblico dei suoi spettacoli “on the street”. Solo nel 2014 si contano 177 esibizioni che hanno toccato quasi tutto il nostro territorio nazionale. Chi è Edwin Bischeri? E cosa vuol dire essere un “busker”? Guardate un po’ cosa ci ha detto.

– Ciao Edwin. Presentati ai lettori di Music Wall.

Ciao a tutti, sono un ragazzo di 33 anni, nato in Colombia ma sempre vissuto in Italia, a Milano, dove due anni e mezzo fa, dopo una carriera in economia, ho deciso di cambiare vita, di mollare tutto e iniziare a suonare in strada.

– Quando hai iniziato a fare il lavoro dell’artista di strada? Cosa ti ha spinto a farlo?

Ho sempre avuto una grande passione per la musica. Ho iniziato alle medie con un corso di violino, per poi passare alla chitarra quando facevo il liceo. Durante l’università ho fatto parte di gruppi rock dove suonavo la chitarra elttrica, ma fare l’artista di strada è stata una cosa che è arrivata per caso, dopo la disillusione dell’ennesimo contratto a tempo determinato. Avevo una laurea in economia aziendale, ma i sette anni passati in ambito commerciale mi stravano stretti, e la crisi ha dato un definitivo cambio di rotta alla mia vita. Ho dinque iniziato a suonare in strada un pò per provare, un pò perchè ero disoccupato e avevo bisogno di soldi, un pò perchè non avendo nulla da perdere potevo almeno dedicarmi alla musica. Certamente non mi sarei mai aspettato di poterne fare il mio mestiere. Lo faccio da due anni e mezzo e lo considero il lavoro più bello del mondo!

– Suonare nei locali e suonare per strada. Quali sono i pregi e i difetti?

La strada è il mio ambiente migliore. Non vado a cercarmi i locali, ma quando la gente che mi ferma per strada mi ingaggia per qualche evento privato, valuto la cosa e nel caso ci vado volentieri. La mia insofferenza per i locali è dovuta a molti fattori che mi fanno preferire la strada. Questi quelli che mi vengono in mente, ma ce ne sono sicuramente altri:

* In strada non c’è un PALCO, l’artista è il pubblico sono allo stesso livello, e non ci sono filtri che separino le due parti. Chi vuole tra una canzone e l’altra può venire a complimentarsi, a chiederti il cd, a ingaggiarti per serate.

* La gente che va nei locali, a meno che tu non sia abbastanza conosciuto, non ci va per vedere te. Entrano per bere e ci sei tu che suoni. In strada invece il PUBBLICO me lo creo partendo da zero: se alla gente piace la mia musica si ferma anche per ore, altrimenti passano e vanno. Gli APPLAUSI poi sono sempre autentici!

* La VISIBILITA’ che si ha sulla strada non ha paragoni: ti vedono centinaia di persone, tantissimi turisti stranieri, e gente di tutte le classi sociali. In un locale sei fortunato se riesci a far venire i tuoi amici!

* La maggior parte dei locali si aprofittano dei giovani artisti, tendono a pagarli una miseria e a richedere repertori commerciali. In strada invece sono io a decidere il mio REPERTORIO, per quanto tempo suonare, quali canzoni fare al momento giusto, se prendermi una pausa, se fermarmi a chiaccherare con qualcuno.

* Suonare all’aperto, in balia di tutte le condizioni ambientali possibili, che a volte ti impediscono di esibirti, non è sempre piacevole. Non parlo solo del meto (pioggia, freddo, ecc.), ma anche dei vari imprevisti (lavori in corso, manifestazioni, ecc) e dei rischi del mestiere (multe dei vigili) dovuti al fatto che in alcune città ci sono eccesive restrizioni. Nel locale invece si sta al calduccio, ma il pubblico può essere molto freddo!

* Fare il musicista di strada significa anche viaggiare, suonare in tante bellissime piazze d’Italia con un pubblico sempre diverso, come ho fatto nel tour estivo dell’estate scorsa. Per suonare nei locali in giro per lo Stivale bisogna riuscire ad agganciare le agenzie di booking, un iter difficile e spesso infruttuoso.

– Quali sono stati i migliori itinerari durante questi anni da busker?

Ho suonato nelle migliori piazze di MIlano, che rimane la mia “sede” centrale. Ma nel corso di questi anni ho avuto la possibilità di esibirmi sulle strada di splendide città d’Italia, soprattutto durante il busking tour estivo. In particolare ricordo splendidi spettacoli a Lecco, a Genova, a Bergamo Alta, ma anche a Pesaro, Pescara, Vasto, Vieste, Peschici, Rodi Garganico, Polignano a Mare, Otranto Gallipoli e il resto del Salento! Ci sono ancora tante città in cui vorrei suonare, come Napoli, Venezia, Firenze, ma ancora oggi ci sono delle difficoltà per gli artisti nell’esibirsi in questi luoghi! Per il futuro spero di potermi esibire all’estero, e Londra è la mia meta più ambita!

– Immagino non sia stato sempre tutto rose e fiori. Un aneddoto che riguardi un’esperienza spiacevole mentre suonavi per strada?

Fortunatamente ho stabilito con la “strada” un ottimo rapporto, e raramente ho avuto grossi problemi con i vari protagonisti che lavorano e vivono la strada come me (negozianti, vigili, residenti, ecc..). Ricordo però due anni fa, durante il tour estivo in Salento, che ebbi una brutta discussione con una venditrice di crepes. In strada bisogna accordarsi con i colleghi, e l’accordo con la venditrice era che mi spostassi di qualche metro. Lei però chiamò subito i vigili. Fortunatamente l’enorme folla che mi stava ascoltando fece andare via i Vigili a spintoni! Dopo lo spettacolo però iniziò una furiosa discussione con la signora, cominciarono le minacce e gli insulti rivolti anche alla mia fidanzata Leila, e si stava per arrivare alle mani. Un mio amico però ci separò e tutto finì li. Un’altra volta, sempre in Salento, terra di gente passionale, un vecchiò entrò nel cerchio di gente, mi si avvicinò urlando come un invasato, e cercò di levarmi il microfono perchè a suo dire disturbavo la presentazione di un libro poco lontano, a cui stavano assistendo giusto due gatti. Anche qui la reazione della gente mi stupì: presero tutti le mie difese e un signore dirittura si scagliò conto il vecchio iniziando una vera scazzottata! Come vedi dunque nonostante gli imprevisti, sono sempre stato protetto dalla gente! E poi c’è la volta che un rumeno in Stazione Cadorna mi minacciò chiedenodmi di dargli tutti i soldi della custodia, ma l’idiota non aveva visto che a due metri c’era un sbirro della polizia ferroviaria…

– Che strumentazione porti con te?

Come One Man Band porto con me molta strumentazione divisa su due carrelli: tappeto, asta del microfono, leggio, cajon, spartiti, amplificatore, inverter, batterie, chitarra, armoniche, cavi… non esattamente il modo più leggero di viaggiare per un busker, ma ormai sono organizzato e riesco a muovermi con relativa tranquillità… a meno che non ci siano stradine di ciottoli in salita!

– Hai consigli da dare ad un musicista che volesse provare la vita del busker?

Il mio consiglio prima di tutto è di prendere la cosa come un’esperienza da provare e nulla di più. Io ho iniziato per caso e senza pensare di poterne fare un mestiere. Col tempo sono migliorato e ho avuto sempre più successo, grazie anche al fatto di metterci tutto me stesso.

– Grazie Edwin e in bocca al lupo per il tuo progetto. Ultima cosa: dove possono

seguirti i nostri lettori?

Ho una pagina Facebook dove pubblico regolarmente il mio DIARIO DI STRADA, una sorta di resoconto di ogni mio singolo spettacolo, perchè in strada succede sempre qualcosa da raccontare. Venite a leggere le mie avventure on-the-road, a vedere le foto, e se volete mettete un bel mi piace: www.facebook.com/EdwinOneManBand

Su You Tube invece trovate decine e decine di video girati in strada: www.youtube.com/user/edwinjuanacosta

Presto ci sarà anche un sito/blog dove seguire la mia “busking’ experience”!

Grazie a tutti ciao!

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