Brian Wilson & Phil Spector, tra genio e sregolatezza

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To Know Him Is To Love Him, conoscerlo significa amarlo. Probabilmente il ventunenne Brian Wilson avrebbe trovato azzeccato il titolo del brano che aveva portato Phil Spector e i Teddy Bear al successo, quando ascoltò per la prima volta He’s Sure The Boy I Love (Philles, 1963), singolo composto e prodotto da lui per Darlene Love e le Crystals nel 1963. La canzone costituì immediatamente una vera rivelazione, tanto che anche a molti anni di distanza, la mente dei Beach Boys affermerà: “Aprì per me una porta di creatività che non credereste. Alcune persone dicono che le droghe aprano quella porta. Ma è stato Phil Spector ad averla aperta per me”. Quando poi, pochi mesi più tardi, spector105il giovane musicista sentì il singolo delle Ronettes Be My Baby (Philles, 1963), altra creatura di Spector, ne fece una mania: passava ore e ore ad ascoltarlo a un volume altissimo, appiccicato alle casse per sentire i suoni investirlo, rimbombare nel suo corpo. Ne era talmente stregato che aveva provato a proporre al produttore un ipotetico seguito del pezzo, Don’t Worry Baby, che però era stato rifiutato, diventando poi una canzone dei Beach Boys. Ciò che più colpiva Wilson di Be My Baby era la tecnica di produzione sviluppata da Spector, il Wall of Sound, che consisteva nell’utilizzo di un largo organico di strumenti provenienti dalla musica classica, le cui parti all’unisono venivano più volte replicate e sovrapposte per creare un suono denso e riverberato. Un metodo innovativo che trasformava lo studio di registrazione in uno strumento, e che era diventato in fretta la massima fonte d’ispirazione per Wilson: “Phil Spector era probabilmente la più grande influenza di tutte. È da dove ho imparato a produrre dischi. Chiunque abbia un buon orecchio può sentire che ero influenzato da Spector. Ascoltavo i suoi dischi e prendevo le idee. Cercavo di capire quanta eco usasse su particolari strumenti o come riusciva a raggiungere un certo suono”. Un’ossessione tale che il produttore amava scherzarci su, dicendo: “vorrei avere un nichelino per ogni spinello che si è fumato cercando di capire come ho ottenuto il suono di Be My Baby.”
Per stare più vicino a quello che ormai considerava il suo modello, Brian Wilson aveva deciso successivamente di trasferirsi in pianta stabile ai Gold Star Studios di Los Angeles, gli stessi di Spector, cominciando anche la sua esperienza come produttore, registrando Surfer Girl (Capitol, 1963), secondo lp dei Beach Boys. Quando non era impegnato nelle sue incisioni, Brian andava ad ammirare il suo idolo all’opera. Seduto in un angolo, zitto e attento come un bravo discepolo, cercava di imparare tutto il possibile da Spector che era “il migliore produttore che esista. È eterno. Crea una pietra miliare ogni volta che entra in studio”. Personaggio a dir poco presuntuoso, Spector da parte sua adorava l’ammirazione smisurata del giovane fan, e pur stimandolo e riconoscendo in lui un grande talento, non lo opsyroc163p1vedeva come una minaccia o un rivale. Non era raro poi che il produttore, approfittando del suo carattere fragile e introverso, si divertisse a maltrattarlo, mettendolo in imbarazzo di fronte ad altre persone, come quando in occasione delle registrazioni per lo speciale di natale A Christmas Gift For You From Phil Spector (Philles, 1963), lo aveva invitato a suonare il pianoforte; Wilson per l’emozione non era riuscito a leggere gli spartiti e quindi era stato insultato e cacciato in malo modo.
La personalità forte, nevrotica e imprevedibile di Spector, suscitava in Brian un’estrema soggezione, ma il suo grande carisma e la sua mancanza di scrupoli nell’usare gli artisti come semplici mezzi per arrivare ai suoi scopi, esercitavano su di lui un fascino speciale: “la sua personalità aberrante era forse il suo strumento migliore nel produrre dischi, consentendogli di manipolare le persone facendogli fare esattamente quello che voleva. Non si piegava al mondo; era il mondo a piegarsi per lui”. Spector non aveva quindi timore di farsi osservare da Wilson, mostrandogli mano a mano tutti i suoi trucchi, che il musicista iniziava lentamente a cercare di riprodurre, prima impiegando come rinforzo sonoro per i brani dei Beach Boys qualche membro della Wrecking Crew, la formazione con la quale il produttore aveva perfezionato il Wall of Sound, poi con un uso più consapevole degli arrangiamenti orchestrali in alcune parti di The Beach Boys Today! (Capitol, 1965), giungendo infine alla maestria di Pet Sounds (Capitol, 1966), capolavoro di Brian, dove le parti strumentali erano affidate quasi esclusivamente alla Crew, piegando la tecnica appresa alle sue necessità.
Il disco successivo avrebbe dovuto essere Smile, costruito a partire dalla “pocket symphonyGood Vibrations. Un periodo particolarmente segnato dall’uso di droghe, in particolare la marijuana, e sostanze psicotrope varie, che dal dicembre 1964 avevano preso uno spazio sempre maggiore nella vita di Wilson, sommandosi a diverse altre dipendenze che erano servite solamente a peggiorare la sua fragilità emotiva e le sue insicurezze, cominciando a farlo soffrire di allucinazioni uditive e crisi paranoiche. La soggezione nei confronti di Spector si era ingigantita, trasformandosi in paura: Brian, iniziando a temere la sua invidia, si era convinto che fosse in grado di esercitare su di Smile-frontlui misteriosi influssi. Durante la proiezione del film Seconds di John Frankenheimer in un cinema, notando che il protagonista aveva il suo stesso cognome e che la trama presentava vaghe analogie con la sua vita, restò profondamente scosso. In un’intervista con Jules Siegel rivelerà in seguito la sua convinzione che fosse stata una macchinazione del produttore, che aveva sia i mezzi sia il potere per assoldare dei mind gangsters allo scopo di sabotarlo: “sono andato oltre  Spector, io sto per raggiugere il suono spirituale, un suono bianco spirituale. Musica religiosa. […] Spaventerà un sacco di persone.” Le sue condizioni psicologiche nel frattempo si stavano aggravando sempre di più: Smile venne dichiarato ufficialmente cancellato il 6 maggio 1967 da Derek Taylor, addetto all’ufficio stampa dei Beatles assunto poco tempo prima anche dai Beach Boys, dopo che il musicista aveva cercato di distruggere i nastri del brano Fire, convinto che la canzone avesse causato un’epidemia di incendi nei dintorni di Los Angeles.
Al tracollo sarebbero seguiti dieci anni di attività saltuaria, fino al 1977, anno in cui uscì Love You (Brother, 1977), opera solista di Brian creata nell’arco di sette anni, firmata però Beach Boys, che avrebbe dovuto rappresentare il suo definitivo ritorno, ma si rivelerà in questo senso inutile. Nell’album è contenuto il brano Mona, che reca l’ultimo omaggio al suo, nel bene e nel male, indimenticabile maestro: “Ascolta Da Doo Ron Ron adesso, ascolta Be My Baby, so che amerai Phil Spector”.

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