Bocephus King e il suo messaggio per l’umanità in un’intervista

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In questa puntata di ‘Backstage interviews’ abbiamo incontrato l’artista canadese Bocephus King, alias James Perry.

La videointervista è in lingua inglese con i sottotitoli in italiano e contiene degli estratti dal concerto che ha tenuto all’undicesima edizione del Festival Acoustic Franciacorta.
Per visualizzare i sottotitoli fare click sul simbolo rettangolare nella fascia nera del filmato, accanto all’orologio –> Sottotitoli – ON

Vi proponiamo inoltre l’intervista trascritta in lingua italiana.

Il nostro prossimo ospite è Bocephus King, alias James Perry. Benvenuto a Music Wall TV.
Ciao!

Partiamo dall’inizio. Com’è nata la tua passione per la musica?
Penso che la mia passione per la musica sia nata quando sono nato io. Avevo iniziato ad amare la musica quando ero davvero molto giovane. Il primo ricordo della mia passione per la musica risale molto probabilmente quando avevo cinque anni: mia zia paterna mi aveva inviato per posta una piccola radiolina, chiamata blue radio, con il microauricolare. Ero molto emozionato. Ascoltavo molto la radio da bambino. Stavo sveglio di notte e l’ascoltavo per tutta la notte.
Quindi da lì è nata la mia passione per la musica e poi abbiamo avuto i dischi e ho trascorso molto tempo da bambino, molto più rispetto ai miei fratelli e alle mie sorelle, a mettere su i dischi e ad ascoltarli. Amo la musica da quando sono piccolo… quindi è stato un processo naturale.

Sei un cantautore canadese, la cui musica è un mix di country, folk, blues e rock. Adoro la musica di uno dei tuoi compatrioti: Leonard Cohen. Sei mai stato ispirato dal suo suono e dai suoi testi?
Sì moltissimo. Penso che sia impossibile non essere ispirati da Leonard Cohen come cantautore, forse escludo solo chi suona rock. Per prima comprendi di cosa trattano le canzoni e dopo che ti sei ripreso su ciò che dicono i suoi testi ti fai un’idea di come sia grande quell’uomo, quell’artista.
Quindi sì, mi ispiro molto a Leonard Cohen.

Cosa scrivi per primo? Il testo o la musica?
Uso modalità diverse, ma ora parto da un’idea. Quasi sempre scrivo le canzoni da un’idea.
Voglio scrivere una canzone riguardo ad un argomento, altre volte invece ho una melodia e voglio trovare il nome per la melodia, e, una volta trovato il nome, la canzone viene da sé. Spesso non sono connesse, la maggior parte delle volte prendo nota di idee su un libro, delle volte scrivo tutto il testo del brano, ma normalmente scrivo due o tre idee e poi quando trovo la melodia giusta la suono e lascio che la canzone faccia il suo percorso… poi, ad un certo punto accade qualcosa: so di cosa tratta il brano, so come deve andare e diventa più semplice per me mettere insieme testo e musica.

Cowboy Neal è il brano che preferisco, incluso nell’album Willie Dixon God Damn del 2011. Come hai messo insieme il pezzo? Raccontaci la sua storia.
Cowboy Neal l’ho scritta in poco tempo. Cowboy Neal si riferisce ad un personaggio della letteratura chiamato Neal Cassady, che è famoso perché ha ispirato alcuni dei più grandi lavori della letteratura del movimento Beat Generation, ha ispirato i Beatles e chiunque altro, ma anche On The Road di Jack Kerouac, Howl di Allen Ginsberg e altri lavori.
L’idea viene dal fatto che ho pensato a lungo quanto queste persone, in particolare Kerouac e Ginsberg, furono ispirate da questo uomo. Qualunque sia il motivo durante gli anni ho pensato come fosse realmente questo personaggio, perché quando leggi le descrizioni appare come un uomo complicato, un personaggio contorto. Dopo ho iniziato a pensare che non fosse molto diverso da tanti Santi o da altre persone, è una persona e ha ispirato diverse persone.
Ha scritto alcuni libri: il romanzo autobiografico postumo The First Third [1971] e poi aveva scritto lettere che avevano ispirato Jack Kerouac. Fondamentalmente la canzone è una specie di consapevolezza, coscienza dalla quale tutti arriviamo, dal libro On The Road e come arriviamo a quello. Le persone alle quali piacciono i Beatles, ‘Beat – les’, e Bob Dylan sono direttamente influenzate da quest’unico lavoro. Anche Howl di Allen Ginsberg ha influenzato moltissime persone.
Perciò l’idea che la coscienza permetta alle persone di avere una conversazione come questa è in qualche modo connessa ad una singola fonte, potresti dire come la coscienza relativa a… non mi riferisco a quella strettamente legata al Cattolicesimo, ma Cattolicesimo dei Francescani o qualcosa di simile. Può essere legato direttamente a un personaggio singolo chiamato Gesù o ad un altro singolo personaggio, che può essere Neal Cassady, Gesù o Buddha, ma è da dire che in un modo molto simile si prende un tipo di coscienza che si diffonde molto velocemente e possiamo essere testimoni della nostra esperienza di quello che ci piace. Questo accade. Abbiamo l’ ‘archeologia sociologica’ di ciò che accade. Quindi questa canzone parla di come la mia realizzazione di questo sia molto simile ai Beat che si realizzarono al tempo, una sorta di gratitudine.
L’ho scritto molto velocemente, la prima parte in circa 15 minuti perché la melodia e l’idea mi erano arrivate subito. Mi piaceva molto, ero nello studio per registrare l’inizio di Willie Dixon God Damn così il giorno dopo andai in studio e dissi al ragazzo con il quale stavo lavorando: ‘Vorrei finire questa canzone’. Così mentre ero nello studio ad aspettare che mettesse il microfono scrissi l’altra metà della canzone. In totale ci saranno voluti 20 minuti per scriverla perché sapevo veramente cosa avrei voluto scrivere ed è così che è successo.

Consideri te stesso come un regista di film… infatti la tua musica è connessa al cinema. Amarcord è il tuo ultimo album e prende il nome dal famoso film di Fellini. Com’è nato il progetto?
Il progetto è nato da un mio amico, Andrea Parodi, che mi disse ‘perché non pensi di fare una raccolta delle tue canzoni?’. Allora iniziammo un processo di scelta dei brani: io scelsi una canzone che mi piaceva, la mia famiglia scelse la canzone preferita, Andrea scelse un brano che gli piaceva, e così via… Siamo andati avanti e indietro per capire il flusso che avrebbe dovuto avere il disco. All’inizio non lo volevamo considerare il miglior album, con le hit migliori, in realtà era tecnicamente composto da hit. Avevamo bisogno di un titolo e fu allora, mi ricordo, che Andrea mi spiegò cosa significasse questo nome Amarcord, mi piace il film e mi piace molto Fellini e così mi venne in mente di chiamarlo in questo modo perché mi ricordo che mi ero divertito molto e Amarcord era il titolo appropriato per 16 canzoni alle quali guardare indietro, che risalivano a tutti gli anni precedenti.
Inoltre Amarcord era strettamente legato all’aspetto cinematografico, che, come hai menzionato, era molto presente e mi ha sempre influenzato.

Stai viaggiando per l’Europa con questo tour. Qual è il ricordo migliore dei tuoi concerti fino ad ora?
Di questo tour in particolare?
Sì.
Il mio miglior ricordo di questo tour è stato viaggiare in auto per Polistena (Italia) e per la Calabria in una Chevrolet Impala del 1967. Anche nuotare nel mare. Questo penso che sia quello più bello e poi devo dire che ciascun live di questo tour è stato in realtà qualcosa di veramente magico. Ciascun luogo nel quale siamo stati ospitati… siamo stati molto fortunati ad avere persone che ci hanno amato tanto e alle quali abbiamo voluto molto bene.
Istintivamente, pensando al miglior ricordo, considero quello del viaggiare nella macchina Impala, perché è stata una sensazione pazza viaggiare con questa grande macchina americana per le strade: ci stava a malapena, è più grande di un furgoncino e le strade sono strette, quindi è stato molto surreale.
Quello è stato il miglior ricordo, ma ogni sosta fino ad ora è stata molto speciale. Siamo stati molto fortunati in modo particolare qui in Italia.

Potresti inviare un messaggio ai giovani cantautori che stanno guardando questo video? Solo alcuni consigli da esperto.
Sì, avete bisogno il più presto possibile di focalizzarvi sul cambiare la coscienza della popolazione sulla Terra quindi stiamo trattando dell’imponente spazzatura che creiamo quotidianamente. Abbiamo bisogno di tenere la tecnologia che abbiamo già e abbiamo bisogno di fermarci di fare cose e creare ciò in qualcosa d’altro molto presto.
Quindi come cantautori avete l’abilità con la vostra voce e con le vibrazioni per mettere, in qualsiasi modo le vogliate chiamare, ‘vibrazioni di base’, ma molte volte avete veramente bisogno di mettere insieme con gli specialisti e le persone che comprendono le nuove tecnologie di capire velocemente di far girare il tempo sul pianeta. Questo è quello che voglio dire: usate qualsiasi cosa vi venga data come un dono, capendo che avete del potere e più potere avete più potete colpire, emozionare qualsiasi cosa vogliate riguardare, non tutti andranno negli ospedali a curare… fate qualcosa e fate quello che potete fare con ciò che avete, ma se vi focalizzate in questa direzione e abbastanza persone la fanno possiamo cambiare la coscienza sulla Terra, la coscienza delle persone che non la smettono di distruggere questo posto, hanno bisogno di cambiare i loro cuori.
Questo posto sta diventando un rottame ed è molto difficile per un artista fare con le proprie vibrazioni ciò che può per fermare questo, per cambiare direzione. In realtà abbiamo la tecnologia e abbiamo l’abilità per farlo, si tratta di creare… dovete indurre un’illuminazione, una rivelazione nel cuore del pubblico, degli ascoltatori, in modo che vogliano aiutare sé stessi e altre persone. Se potete farlo, fatelo! Non fatelo per i soldi, perché sarebbe folle. Qualsiasi persona che l’avesse fatto per i soldi vi direbbe che non sarebbe possibile.

Grazie mille.
Grazie a te!
Ti auguro il meglio per i prossimi concerti.
Anche a voi!

Contatti

Visita il sito ufficiale di Bocephus King e visualizza la Music Wall Photo Gallery del suo concerto!

La sua musica è anche su Soundcloud:

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